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UNA NUOVA MALATTIA LA PRIVAZIONE DI NATURA

La depressione, l'obesità e i problemi comportamentali sono causati da una mancanza di attività all'aria aperta. Lo sostiene un movimento, sempre più numeroso, di accademici ed esperti in problemi sanitari, che chiedono che l'esposizione alla natura venga utilizzata come una cura medica.«Abbiamo prove sempre più inconfutabili che l'inattività fisica possa avere ripercussioni gravi quanto quelle del fumo - spiega a Metro lo scrittore americano Richard Louv, presidente della Children & Nature Network e inventore del termine Nature Deficit Disorder  - Tuttavia dovremmo concentrarci sui benefici che possiamo avere: la funzione cognitiva migliora con l'esposizione alla natura, come pure si attenuano i sintomi del Disturbo da Deficit di Attenzione (ADD)».Una serie di ricerche indipendenti - tra cui alcune condotte dall'Unicef - indicano che il rapporto con gli elementi naturali può avere un impatto notevole sullo stress e sui livelli di felicità. I benefici delle attività all'aperto sono stati sottolineati anche dalle cifre pubblicate nel 2012 dalla rivista medica The Lancet: ogni anno nel mondo muoiono 5.3 milioni di persone per colpa dell'inattività fisica - un totale simile a quello delle vittime del fumo.«Non stiamo accusando nessuno, ma è venuto il momento di cercare soluzioni e alla svelta, specialmente per il bene dei bambini» dichiara Mike Collins del British National Trust, che sta lanciando una nuova campagna sostenuta da ospedali e scuole, per promuovere il coinvolgimento nella natura. «L'accesso agli spazi verdi è fondamentale, e vogliamo che i medici abbiano la libertà di prescrivere trattamenti attivi,   come camminate regolari nei casi di depressione».
Ma nonostante la campagna, nessuna autorità medica ha voluto riconoscere la NDD come un disturbo, e il termine è stato criticato. «Potrebbe essere considerata una sindrome fasulla» dice la psicologa Katie Sparks. Sparks riconosce che la natura ha un effetto positivo sullo stress, ma aggiunge: «I problemi delle persone possono peggiorare, se ci appiccichiamo sopra delle etichette». (Kieron Monks)
Un libro, un sito, un blogRichard Louv nel 2005 ha pubblicato  “Last Child in the Woods”, in Italia pubblicato da Rizzoli con il titolo, “L'ultimo bambino dei boschi”, attualmente fuori catalogo, lancia la sua sfida pedagogica: i bambini privati della natura stanno male.  Sul tema Louv ha aperto un sito http://blog.childrenandnature.org/E un profilo Facebook:facebook.com/childrenandnature

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