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PENA DI MORTE PASSI INDIETRO

Roma. Nel 2012 nel mondo ci sono state 682 esecuzioni. Due in più rispetto all'anno precedente. Ma con un dato positivo: le 17.22 sentenze capitali  si sono concentrate in 58 Paesi, rispetto alle 1923 in 63 Paesi del 2011. «Nonostante alcuni deludenti  passi indietro, la tendenza verso l'abolizione della pena di morte è proseguita»,  spiega  Amnesty International, rendendo noto il rapporto annuale sulla pena di morte.
Passi indietroIl 2012 ha vsito la ripresa delle esecuzioni in Paesi che da tempo non vi facevano ricorso, come Gambia, Giappone, India e Pakistan, e un aumento in Iraq. Sorprendente il passo indietro dell'India, che dal 2004 non dava esecuzione a una condanna.
La lista neraSono Cina, Iran, Iraq, Arabia Saudita, Usa e Yemen i primi 5 Paesi in cui sono avvenute esecuzioni. «Nel mondo solo un Paese su 10 continua a usare la pena di morte - spiega Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International -. I loro leader dovrebbero chiedersi perché applicano ancora una pena crudele e disumana». L'uso politicoSecondo Amnesty,  i governi che usano la pena di morte non hanno più scuse: «Non c’è più alcuna prova che indichi che abbia un potere deterrente speciale contro il crimine», ha detto Shetty. La ragione va cercata altrove: «Nel 2012  abbiamo assistito all'uso della pena di morte per scopi politici o come misura populista».
(metro)

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