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Maldive addio le vacanze si fanno nei teatri di guerra

Stili di vita. Scordatevi le isole greche e le casette in campagna: le nuove destinazioni di moda per i viaggiatori di oggi sono posti come la Libia e l'Afghanistan. La presa di coscienza di Andrew Drury ebbe luogo in una piantagione di banane congolese, mentre cercava scampo dalla furia di un contadino armato di coltello. Il costruttore britannico, in compagnia di suo cugino Nigel Green, se n'era andato a zonzo durante un viaggio in Uganda, e inavvertitamente aveva attraversato il confine, finendo in un Paese dilaniato dalla guerra. "L'inseguimento durò a lungo e lo stress e il pericolo ci fecero comprendere che al mondo esisteva qualcos'altro, oltre ai viaggi organizzati," racconta a Metro. "E una volta usciti da lì io e Nigel capimmo che avevamo voglia di provarci ancora."
Nei 22 anni successivi, Drury e suo cugino hanno esplorato molte delle zone di guerra più pericolose del mondo: Iraq, Afghanistan, Cecenia, Mogadiscio, Birmania. Si sono trovati sotto colpi di arma da fuoco, sono stati catturati e sono finiti in mezzo a un'offensiva dei talebani.
Ma Andrew Drury, 47 anni, pensa di aver ormai sviluppato una dipendenza da questi viaggi, anche se ad attirarlo sono tanto il desiderio di vivere la storia quanto il pericolo. Trascorre tutte le sue serate facendo ricerche su internet, alla caccia di opportunità di visitare nuove aree a rischio, con la collaborazione della sua rete internazionale di contatti. "L'unico momento in cui siamo noi stessi sono questi viaggi. È la nostra idea di bei momenti. Faccio un lavoro che non mi piace e in questo modo mi distraggo."
Drury non è il solo. Il settore del turismo avventuroso, che comprende proposte molto diverse tra loro, dalla scalata del monte Everest a un picnic su un campo di battaglia siriano, ogni anno vede una crescita del 17 per cento, e ha ormai un giro di 89 miliardi di dollari annui. Le zone di conflitto attuali, come l'Afghanistan e la Libia, stanno diventando mete popolari.
"Da quando c'è stata la guerra civile abbiamo notato un maggior interesse da parte dei turisti europei, particolarmente tedeschi e francesi," dice Lars Tisell dell'agenzia libica Sherwes Travel. "I combattimenti fra clan rendono problematica la sicurezza, ma noi siamo ancora in grado di aiutare la gente a visitare la Libia."
La rapida crescita del settore ha portato a pacchetti di viaggio più raccapriccianti. L'americana War Zone Tours vanta una "brutalità senza rivali" per i suoi viaggi guidati da ex personale militare. Viaggi organizzati nell'Irlanda del Nord, attraverso i luoghi degli attentati terroristici, sono stati criticati dai locali come sciacallaggio.
Ma non serve porsi come arbitri morali, suggerisce John Lennon, autore del libro Dark Tourism ("Il turismo oscuro") e docente di turismo presso la Glasgow Caledonian University: "L'essere affascinati dalla morte e dalla catastrofi è una componente da sempre presente nell'animo umano – sappiamo che la gente assisté alla battaglia di Waterloo guardandola dai propri carri, proprio come si assiste a un evento sportivo."
Lennon è convinto che la ricerca deliberata del pericolo sia una micro-nicchia più recente. E il pericolo è un pericolo vero.
"Se la gente non si prepara sul serio, mette a repentaglio la propria vita," dichiara Robin Ingle, amministratore delegato di Ingle International, società che copre le polizze per le agenzie che organizzano viaggi estremi come ComeBackAlive.com.
Ingle ricorda di aver ricevuto il messaggio di una turista impreparata, bloccata in Congo al riparo di un avamposto dell'ONU, mentre tutto attorno il personale ONU veniva ucciso.
Drury finora ha avuto maggior fortuna ed è stato ben accolto dalle popolazioni locali: "Generalmente non capiscono cosa ci facciamo lì, ma hanno voglia di raccontarci le loro storie e sono convinti che il turismo porti pace." Si è fatto degli amici, nei paesi che ha visitato: "I ceceni sono incredibili. Sono stato tre volte a Peshawar, in Afghanistan, solo per la gente."
Questi viaggi hanno messo a dura prova la famiglia di Drury, lui per poco non ci ha rimesso la pelle e tuttavia non è disposto a cambiare. "Sì, potrei finire per farmi del male, non lo raccomanderei ai miei figli, ma ho voglia di ripartire, e subito," dice. "La mia meta numero uno, adesso, è la cella frigorifera in cui è stato esposto il cadavere di Gheddafi."(Kieron Monks)
 
L'agente di viaggi estremi
James Willcox, uomo d'avventura da una vita e co-fondatore di Untamed Borders, organizza per lavoro tour nei luoghi caldi del mondo – compreso il recente viaggio di Andrew Drury in Somalia, il primo dopo venti anni di assenza di viaggi turistici in quella zona.
"Scegliamo molto attentamente le destinazioni e ci appoggiamo alla gente del posto, senza coinvolgimento di occidentali," ci ha spiegato quando gli abbiamo chiesto di parlarci della difficoltà di garantire la sicurezza dei clienti. "Ma evitiamo di prendere scorte armate – questo renderebbe tutto molto più pericoloso."
Wilcox crede che le motivazioni che spingono la gente a fare questi viaggi siano molteplici, ma di rado – secondo lui – tra queste c'è il voyeurismo.
"Non si rivolgono a noi tizi che hanno solo voglia di fari immortalare vicino a un carro armato bruciato," spiega. "Nella stragrande maggioranza dei casi vogliono solo vivere un'esperienza autentica e di approfondire la comprensione di luoghi che sono sempre stati off-limits, e i luoghi pericolosi sono sempre i più interessanti." E prosegue: "A migliaia di persone oggi è offerta la possibilità di visitare luoghi che avevano visto solo in televisione – e l'esperienza reale è molto diversa da quell'immagine negativa."
 
METE CALDE IN GIRO PER IL MONDO
Sri Lanka. Hotel di lusso costruiti sui teatri di recenti massacri hanno suscitato polemiche, come le ha suscitate l'interpretazione distorta della storia.
Soham. In questo villaggio inglese sono state assassinate due scolare, e la gente del posto scongiura i turisti di non venire a curiosare.
I campi della morte in Cambogia. Hotel di lusso e funghi magici sono parte integrante di questa esperienza.
La valle di Swat. In tempi recenti questa roccaforte dei talebani è diventata una popolare meta sciistica.
Shankill Road. Teatro di uno dei più sanguinosi attentati nell'Irlanda del Nord  – e resta un punto critico.
 
 Come tornare a casa vivi dalle vostre vacanze in zone di guerra
1. Leggete la polizza della vostra assicurazione di viaggio per accertarvi che la copertura sia valida nelle zone a rischio, nelle aree di guerra, o in caso di azioni terroristiche. Se non lo è, avrete bisogno di un'assicurazione ad hoc.
2. Informatevi bene sulla destinazione. Ci sono state rivolte o manifestazioni di civili, o grandi aumenti della criminalità? Come sono le strutture sanitarie? Serve qualche vaccinazione prima di partire?
3. Non date nell'occhio con i vostri averi e non comportatevi come turisti pacchiani. Tenete a mente che esibendo gigantesche cartine geografiche, macchine fotografiche costose e capi d'abbigliamento firmati rischiate di diventare facile bersaglio di furti e sequestri di persona.
4. Rispettate le leggi e le usanze del paese in cui andate – un piccolo passo falso potrebbe farvi finire in prigione (o peggio!).
5. Restate nelle zone abitate ed evitate di usare mezzi di trasporto improvvisati. Cercate sempre i bus ufficiali che viaggiano sulle strade a pedaggio, e prenotate in anticipo i taxi.
 
 (Kieron Monks, Metro World News)

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