Meteo
 


Fatti&Storie

TAV DI FIRENZE SEQUESTRI E INDAGATI

Cantieri fermi, archivi in subbuglio, perquisizioni, e 36 indagati, tra i quali alcuni nomi di primo piano della scena politica italiana. Brusco risveglio ieri per la Tav fiorentina: due le indagini approdate dalla procura del capoluogo: lo smaltimento illegale di fanghi e terre di scavo e l’utilizzo di materiali scadenti e anche pericolosi.
Tra le principali accuse proprio quella che riguarda la costruzione delle gallerie per la Tav sotto Firenze (qui la storia del progetto): sarebbe stato utilizzato materiale ignifugo scadente, si ipotizza allungato con l'acqua, con gravi problemi per la sicurezza. Anche la maxi-trivella che stava scavando il tunnel di 7,5 km sotto Firenze per il sottoattraversamento Tav, sarebbe stata montata con guarnizioni non idonee a sostenere le pressioni dello scavo. E infatti è stata sequestrata. «Il risultato - si legge nelle carte - non è solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore, ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso e non conforme alle specifiche contrattuali come risulta dalle prove a cui i 'conci' sono stati sottoposti in laboratori sia in Germania, sia in Italia”, sostiene l'accusa. In particolare “dai test ripetuti si è manifestato evidente il fenomeno dello spalling, ossia il collassamento della struttura dovuta al calore e al fuoco”.
I fanghi smaltiti illecitamenteSempre secondo l'accusa, una ditta che si occupava di smaltire fanghi e rifiuti (terre di scavo) dai cantieri per la Tav fiorentina, sarebbe legata alla camorra, e in particolare al clan dei Casalesi. Le indagini, condotte dai carabinieri del Ros di Firenze e dal Corpo Forestale dello Stato, hanno preso il via proprio dalle terre di scavo trasformate in rifiuti durante la costruzione di una galleria di ausilio per i lavori della Tav.
Tra gli indagati ci sono anche funzionari ministeriali e dirigenti di aziende. A Maria Rita Lorenzetti (Pd), ex presidente della Regione Umbria e presidente dell'Italferr (società di progettazione del gruppo Ferrovie) vengono contestati l'abuso di ufficio, l'associazione a delinquere e la corruzione, “svolgendo la propria attività nell'interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette (soggetti appaltanti, ndr) - si legge nel documento - mettendo a disposizione dell'associazione le proprie conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in favore del coniuge”.
Tra gli altri, ci sono Valerio Lombardi, dirigente Italferr, responsabile unico del procedimento e Gualtiero Bellomo, funzionario della commissione 'Valutazione impatto ambientale' (Via) del ministero delle Infrastrutture; quest'ultimo, in cambio di “assunzioni di parenti, consulenze” e altri favori personali, secondo l'accusa «si metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti».
Dagli accertamenti svolti su incarico della Procura di Firenze è emerso che l`attività di smaltimento veniva gestita attraverso una precisa ed organizzata regia. I vertici di una importante società di settore davano indicazioni e direttive puntuali ad altre ditte minori coinvolte nel traffico illecito; pertanto la Rete Ferroviaria Italiana pagava gli elevati costi di smaltimento alle ditte, ma in realtà i rifiuti non seguivano la corretta procedura prevista dalla normativa vigente, creando quindi, un indebito profitto a favore delle varie ditte interessate. Dal punto di vista ambientale, la gravità del reato consiste nel fatto che i suddetti materiali (soprattutto i fanghi) venivano scaricati direttamente nella falda acquifera posta nelle vicinanze dei lavori con il rischio di contaminazione della stessa e del suolo.   Le perquisizioni, svolte sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura, hanno visto impegnati gli uomini del Corpo forestale dello Stato presso alcune società, interessate dall`illecita attività, in provincia di Firenze e Prato, nonchè in altre città italiane come Brescia. In particolare i Forestali sono intervenuti su una ventina di siti, sequestrando fascicoli e  documentazione informatica.
«Se le cose stanno davvero così - ha scritto in un comunicato Idra, l'associazione fiorentina da sempre vigile sulle problematiche legate alla Tav - ancora una volta la realtà degli affari made in Italy super la fantasia: saremmo di fronte al gotha del peggio! Se le cose stanno davvero così, le carte disvelerebbero un’osmosi perversa, poco meno che terrificante, fra potere politico, committenza pubblica, appaltatori privati e criminalità organizzata. Se le cose stanno davvero così, allora ringraziamo i magistrati fiorentini perché questa volta hanno potuto anticipare brillantemente il danno (la vicenda della TAV in Mugello si è conclusa invece col danno irreversibile alle falde e la beffa delle prescrizioni per decorrenza dei termini)».
Qui il commento sul blog Toghe Verdi
(Stefania Divertito)
 
 

Fatti&Storie