Meteo
 


Fatti&Storie

Minotauro parla la vedova pentita

«I cadaveri di mio zio, di mio fratello e di Mancuso non sono mai stati restituiti. Vorrei dare loro una degna sepoltura. Chiedo a chi si è sporcato le mani di sangue di ridarci quei corpi». È l'appello, tra le lacrime, fatto ieri nella maxi-aula bunker del carcere delle Vallette, durante il processo Minotauro, da Maria Stefanelli.
La donna, testimone di giustizia contro la 'ndrangheta dal '98, vedova di Francesco Marando, 'ndranghetista di una delle famiglie più potenti della malavita calabresi, vive sotto protezione in una località segreta con la figlia. È stata la testimone chiave del processo Stefanelli, l’unica a rompere l’omertà degli 'ndranghetisti che si erano insediati in provincia di Torino.
«Portare in aula come teste la vedova Marando, che dal '98 è sotto protezione e quindi non sa nulla dei fatti che sono oggetto di questo processo, le cui indagini si sono svolte dal 2007 al 2010, significa puntellare sul piano mediatico al solo scopo di influenzare la corte con una storia tristissima". Così l’avvocato Danilo Peretti, che difende uno degli imputati al processo Minotauro, Domenico Guarneri, accusato di far parte della 'ndrangheta, di tentata estorsione e di favoreggiamento. «Maria Stefanelli - ha aggiunto - non ha nulla da dire e non sa nulla degli imputati».
(Metro)

Fatti&Storie