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Concordia il dossier di Metro I due processi e le polemiche

Non uno ma due procedimenti giudiziari. Non una ma due società coinvolte. Numerosi, gli accusati. A un anno dalla tragedia del Giglio, si articola e per certi versi si complica la vicenda del naufragio della Concordia che ha ucciso 32 persone e distrutto la vita di migliaia di passeggeri feriti, o che hanno perso i propri cari oppure che soffrono ancora oggi di disturbi post traumatici da stress.
Il processo che sta per iniziare a Grosseto e per il quale gli inquirenti hanno prodotto faldoni da 50 mila pagine, avrà inevitabilmente un’appendice statunitense. Perché a essere chiamata in causa è la stessa società armatrice proprietaria della Costa, e cioè la Carnival. Un capitolo che nasce in uno studio legale milanese e si sviluppa in California, alla cui Corte è stata depositata la denuncia di due dei passeggeri della nave da crociera arenata ancora oggi sugli scogli dell’Isola del Giglio. E che termina – per ora – in un botta e risposta al vetriolo tra i fronti opposti.
Ad ampliare il campo delle responsabilità è la denuncia presentata da uno studio legale milanese, che in questa fase preferisce mantenere l’anonimato: una nuova denuncia circostanziata e molto dettagliata e che mette insieme tutti gli interrogatori, le testimonianze e le risultanze dell'incidente probatorio al centro dell'attività inquirente della procura di Grosseto. «Ci si riferisce - dicono i legali che rappresentano alcune vittime - innanzitutto ai vertici della società armatrice, non solo Costa ma anche Carnival, le cui politiche di gestione e le cui condotte rappresentano l'antecedente causale necessario al verificarsi del naufragio». Come dire: la manovra del comandante Schettino ha causato l'urto, ma senza alcune omissioni e negligenze la strage poteva essere evitata.
Tesi sottoscritta anche dall'avvocato statunitense John Eaves che rappresenta circa 150 vittime e che intende chiamare in causa direttamente la Carnival, proprietaria della Costa, in un procedimento statunitense che dovrebbe iniziare a luglio.
«La compagnia - si legge nel documento dello studio legale meneghino - conosceva la prassi della navigazione sotto costa e dell'inchino sia perchè era di pubblico dominio sia perchè le variazioni di rotta concordate seppur adottate a discrezione del comandante devono comunque essere registrate nel libro di bordo». E ancora: «La compagnia non ha adeguatamente preparato il proprio personale a gestire le emergenze. Lo aveva rilevato Schettino in un memorandum all'azienda e la compagnia non è intervenuta».
La Costa, secondo quanto riferisce ai carabinieri Paolo Mattesi, capo gestione della sicurezza della società «non era munita di alcun responsabile della sicurezza dotato di formale delega di funzioni per la sicurezza». «Ho udito il codice di allarme Tango - India ma non conosco il sgnificato essendomi imbarcato da 20 giorni», ha raccontato Petar Petrov, primo ufficiale di macchina, nella sua deposizione del 1/2/2012 ai carabinieri di Grosseto.
Il primo ufficiale di coperta Andrea Bongiovanni sentito il 15 gennaio 2012 dalla capitaneria di Porto di Livorno afferma: «Ho visto la carta nautica usata per la rotta realizzando che la scala era molto generale era impossibile percepire su che fondale la nave aveva toccato. Alle varie chiamate delle capitanerie di porto Schettino ci diceva di rispondere che avevamo un black-out e che stavamo valutando le condizioni della nave».
Secondo la denuncia degli avvocati milanesi, i vertici societari Costa avevano chiesto e ottenuto un deroga dalle norme cosiddette Solas 2004 alla capitaneria di porto di Genova per poter navigare con le porte stagne aperte. «Alcune porte stagne erano aperte, suppongo per favorire l'abbassamento della temperatura», ha detto Giovanni Iaccarino, primo ufficiale di coperta, ai carabinieri di Grosseto il 21/03/2012. E almeno due porte erano aperte tanto che per primo fu Schettino a ordinare di chiuderle. Secondo l'indagine della Capitaneria di porto di Livorno, poi, due radar (uno obbligatorio, l'altro facoltativo) erano fuori uso. Questo non avrebbe inciso sulla dinamica dell'incidente ma tali avarie avrebbero dovuto essere segnalate alle autorità marittime e ciò non avvenne.
A queste nuove ipotesi accusatorie accuse ha replicato l’ufficio stampa di Costa: «Dall'incidente probatorio di Grosseto, conclusosi a Grosseto lo scorso ottobre, a cui Costa Crociere ha partecipato in qualità di “parte danneggiata”, e dalla discussione sulla relazione dei periti del Tribunale, sono emersi in modo inequivocabile alcuni aspetti fondamentali della drammatica vicenda. La nave ed i sistemi di supporto alla navigazione sono stati progettati, costruiti, testati, in linea con gli avanzati criteri di sicurezza previsti dalle norme nazionali ed internazionali. Gli strumenti di ausilio alla navigazione di Costa Concordia sono talora presenti in numero superiore a quello previsto dalle norme vigenti per garantire la sicurezza di funzionamento anche in caso di guasto durante la navigazione. Le navi della flotta Costa  operano sotto la normativa della bandiera italiana e nel rispetto della normativa internazionale vigente nel settore. Le navi della flotta sono state soggette a più di 107 ispezioni nel corso del 2011, attestando il rispetto delle norme nazionali ed internazionali ed i più alti standard di sicurezza. Costa Concordia alla partenza del porto di Civitavecchia aveva tutti i certificati dalle normative vigenti in corso di validità ed i suoi impianti in corretto stato di manutenzione e di funzionalità. Le procedure di sicurezza di Costa Crociere sono adeguate e rispondono pienamente a tutte le disposizioni di legge».
Insomma, la colpa è del comandante Schettino e solo sua. Tanto che anche per la variazione della rotta «l’obbligo di comunicazione spettava al comando nave. Né la Capitaneria di Porto né la Compagnia sono state  informate della variazione alla rotta prevista».  
Ma dagli Stati Uniti ecco arrivare un’altra tegola: l’avvocato John jr Eaves estrapola, dai documenti inviati dalla Carnival alla corte californiana per rispondere alla denuncia dei passeggeri, una dichiarazione della società armatrice secondo cui  se durante il naufragio i passeggeri della Concordia hanno riportato lesioni è anche a causa loro perchè «hanno assunto comportamenti negligenti o disattenti». Intervistato in esclusiva da Metro l’11 gennaio ha affermato: «Nei documenti depositati Carnival nega di avere il dovere della sicurezza verso i ricorrenti e di doverli proteggere da danni durante la permanenza a bordo della nave e durante l'uso previsto.  Io nella fase istruttoria del processo che inzierà il 23 luglio chiederò di testimoniare anche a Micky Arison, Ceo della Carnival e membro del comitato instaurato dalla società per far osservare le regole in tema di sicurezza e di protezione salute e ambientale (comitato Hess, ndr). Chiederemo di interrogare tutti i membri del comitato Hess, tutte le persone responsabili con la loro condotta di aver permesso al capitano di deviare la rotta della nave per eseguire la “navigazione turistica” , cioè l'“inchino”.
Immediata la replica dell’ufficio stampa della Costa: «Le espressioni a cui si fa riferimento che sono riprese da un documento depositato che utilizza formule standard, in risposta a un’azione legale intrapresa da due passeggeri contro la Carnival, sono state utilizzate completamente al di fuori del loro contesto. Gli avvocati difensori non hanno accusato i due passeggeri di negligenza - mette in chiaro la società - è veramente vergognoso che qualcuno possa travisare di proposito quanto presente nel documento depositato, in particolare nel momento in cui si commemora il primo anniversario della tragedia».
Colpa di coda della vicenda, la contro-replica di Eaves: «Per la Carnival è “standard” dare le colpe ai passeggeri ogni volta che si verifica un incidente?». «È emblematico  - aggiunge - che la causa legale è contro la Carnival, ma è la Costa a rispondere. Se vogliamo dei cambiamenti nella sicurezza delle navi dovremmo chiederci: chi prende le decisioni?». Secondo l’avvocato, infine, la nota della Costa non risponde nel merito alle contestazioni, ma «con stratagemma ipocrita sposta lo sguardo sul dito invece che sulla luna».(Stefania Divertito)
I pezzi di Metro: Nuovi indagati in arrivo
La replica di Costa
L'intervista all'avvocato John jr Eaves

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