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Europa sessanta anni di pace

Alcuni pensano che sia un premio assegnato a un’Europa ideale che non esiste. Altri, affermano invece: «Siamo orgogliosi di essere europei». Fatto sta che sin dai primi annunci ufficiali, il Nobel per la Pace consegnato all’Unione Europea per la democrazia, la pace e la tutela dei diritti umani, ha destato non poche perplessità.
Soprattutto nei Paesi dove la crisi economica ha provocato i danni più rilevanti, movimenti e società civile si pongono in posizioni critiche rispetto ai propri governi che, a differenza, hanno salutato l’evento con positività.Il prestigioso riconoscimento accende i riflettori sul più importante risultato ottenuto con l’unificazione europea: la pace.
Il Nobel arriva esattamente in occasione dei 60 anni di pace dell’Ue ed è il presidente del Consiglio europeo, Van Rompuy, a ricordare che lo stesso Alfred Nobel parlò nel suo testamento del necessario processo di «pacificazione dell’Europa». L’attribuzione del premio all’Unione Europea, che si presenta a tutti gli effetti come un’istituzione di “pace”, è di conforto in questo momento di grave crisi. Lo scopo è quello di ridonare credibilità politica internazionale ad un’Unione necessaria per mantenere benessere e stabilità nel continente europeo.
(Sara Vicarelli e Alessia Ribezzi)
Il sondaggio alla SapienzaSe le reazioni degli esponenti dell’Unione Europea sono state positive, con Schulz che si è detto «commosso e onorato» e Merkel che ha parlato di «un incoraggiamento agli sforzi per la pace», un sondaggio tra gli studenti della Sapienza fa trasparire una discordanza di opinioni sul conferimento del Nobel all’Ue.
Intervistando iscritti di più facoltà si è riscontrata una varietà di pareri che va dal caustico «è come dare il Pulitzer a Hitler per MeinKampf», al favorevole «grazie all’Ue si è raggiunta una stabilità che mancava tra i popoli europei».
Antonio, studente di Architettura, vede il premio come «un monito per il futuro», mentre Giuseppe, di Ingegneria, lo giudica «giusto, ma prematuro». Più critiche le voci di Gabriele, laureando in Economia, che parla «dell’ossimoro di un’organizzazione internazionale che investe miliardi in armamenti» e di Francesca che non ne vede il motivo «viste le politiche di austerity che creano malessere tra le nazioni». Eppure il Parlamento europeo ha dedicato il Nobel a venti cittadini rappresentanti, per metà giovani.
(Vito Lamorte e Mario Luongo)

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