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Green Economy ricetta anti crisi

Roma. L’Italia ha centrato ogni record piazzandosi nei primi posti nell’installazione del fotovoltaico, è competitiva con la Germania, ha raggiunto la “grid parity”. C’è però carenza di sistema, il solito male endemico italiano. Gli Stati Generali della Green Economy a Rimini, nel novembre di quest’anno, hanno rappresentato il primo atto di un cambio di strategia. È la scoperta di un virtuosismo che può divenire la carta vincente in un momento di default di alcuni modelli economici del passato. Abbiamo le energie per dimostrare quello che affermava Albert Einstein? La crisi - diceva - è la benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La risposta è nel libro “Green 3.0”, terzo volume della collana di Mondadori Università in collaborazione con la Fondazione Istud. Il libro è curato da Maurizio Guandalini, tra i più qualificati analisti indipendenti del sistema finanziario globale e Victor Uckmar, uno dei maggiori esperti italiani di diritto tributario, consulente di governi in tutto il mondo.
Le sperimentazioni del futuro
Il volume riunisce simbolicamente coloro che nelle sperimentazioni spingono di più la tecnologia al futuro, senza dimenticare il vasto mondo delle energie rinnovabili tradizionali, perché il portfolio ambientale è vasto e sinergico. Si va dal prato pascolo fotovoltaico alle reti di teleriscaldamento, dalla green region al green building, dalla bioarchitettura al mattone ecologico, dal new deal dell’auto elettrica, al treno, fino alla nautica. Si parla di alimentari e packaging ecosostenibile per soffermarsi e approfondire, nella terza parte del libro, la “blue economy”, espressione coniata dall’economista e imprenditore belga Gunter Pauli, come evoluzione della green economy, a indicare «tutto ciò che segue la natura, produce e non distrugge»: un filone vasto nel quale i curatori del volume hanno incluso l’agro&bio, dalle piante per il biocombustibile alla ricetta della nostra pattumiera, fino al biogas e al biometano. È l’Italia green che cerca di rialzarsi e offrire - il sottotitolo del volume è “Italia, più verde meno spread” - un’ulteriore opportunità di investimento, di crescita e di lavoro.
La presentazione del libro
Il libro sarà presentato nel corso del workshop “Agenda per il 2013. Green 3.0” che si terrà mercoledì 5 dicembre, dalle 9.30, al Centro Svizzero di via Palestro a Milano, organizzato dalla Fondazione Istud in collaborazione con la Rappresentanza della Commissione europea e il patrocinio dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico.
La prefazione del ministro Clini
Qui di seguito pubblichiamo una sintesi della prefazione al libro “Green 3.0” (a cura di Maurizio Guandalini e Victor Uckmar, Mondadori Università- Fondazione Istud, 350 pagine, 24 euro) in uscita in questi giorni. La prefazione è stata scritta dal ministro dell'Ambiente, Corrado Clini:
Il futuro dell’economia sta nella capacità di ottimizzare l’uso dell’acqua, di risparmiare suolo nelle produzioni alimentari, nella protezione delle foreste e nello sviluppo di tecnologie pulite per l’energia e per la mobilità. (….) Ormai efficienza energetica, innovazione tecnologica, fonti rinnovabili d’energia, protezione dell’ambiente e del territorio creano posti di lavoro e fanno crescere le imprese in modo stabile e sicuro, mentre gli altri settori economici sono in difficoltà. Eppure la green economy non ha nelle istituzioni quella voce, quel peso, che merita e che invece ha nel mondo reale. È nostro dovere ascoltare le amministrazioni pubbliche più innovative e le imprese “verdi” e sostenerne le iniziative, che sono l’arma migliore per combattere la crisi. L’Italia è ricca di competenze, esperienze ed imprese che hanno raggiunto posizioni di punta a livello internazionale nelle tecnologie per l’energia pulita, per la conservazione dell’acqua, per la gestione del territorio. Imprese che sono presenti con grande successo sullo scenario internazionale ma che non sono molto considerate a livello nazionale. Quando vedo le riunioni del tavolo tra il governo e le parti sociali faccio fatica a riconoscere queste imprese, dobbiamo fare in modo che la rappresentanza sociale nel mondo dell’impresa nel nostro Paese guardi al futuro e non sia tarata sul secolo scorso.
 
(Metro)

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