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Al Festival di Roma l estate di Franchi tra sesso e impotenza

Cinema – L'amore senza sesso. L'amore di un uomo impotente che si massacra di sesso nel club di scambisti, ma non riesce a farlo con la donna che ama. Per il regista Paolo Franchi, che lo ha narrato ne “E la chiamano estate”, è solo un racconto de “l'amore senza i baci Perugina”. Ma ieri all'Auditorium non è stata così soft l'accoglienza dei giornalisti che lo hanno visto, tra risate e sorrisi, davanti a battute involontariamente comiche in contesto drammatico, della serie “una scopata non si nega a nessuno...almeno un pompino”. E non è andata meglio in sala Petrassi durante la conferenza stampa dove davanti ai tesi ma comunicativi attori, da Isabella Ferrari (che confessa “mi sono sentita così libera da non provare alcun imbarazzo nelle scene di nudo”) a Jean-Marc Barr, da Luca Argentero a Filippo Nigro, si è irrigidito il regista attaccato da ogni parte. «È ridicolo che un uomo, per di più un medico, pensi di risolvere un banale problema d'impotenza, facendo molto sesso con estranei e senza curarsi» esordisce una psicoterapeuta, e il regista: «Io parlo solo con psicologi e psichiatri». «Ma – chiede un altro – come le è venuto in mente di usare per titolo del film una canzone bellissima che parla di tutt'altro genere di amore?» «È un contrappunto». «Ma lei pensa che film come questi aiutino davvero il cinema italiano in difficoltà?» provoca un altro. E Franchi: «Mi sono distratto. Cosa ha detto?». E alla domanda reiterata: «Io sono egoista, li faccio solo per chi ha la pazienza di guardarli». Il tutto mentre Nicoletta Mantovani (produttrice del film) alza la voce: «Mi sento in una gabbia di leoni eppure voi giornalisti dovreste appoggiare i film d'autore, dare una mano». E le sfugge del tutto il punto: si appoggiano non i film d'autore ma i buoni film. Di chicchessia.
(Silvia Di Paola)

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