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Sono almeno 620 i marinai vittime delle navi killer

Sono almeno 620 le cartelle cliniche analizzate dalla procura di Padova nella costola del processo chiamato Marina bis. Ogni cartella clinica è la storia di un marinaio imbarcato e che sulle navi è entrato in contatto con l'amianto, e che si è ammalato o che, nella magigor parte dei casi, è deceduto. L'indagine sta arrivando a conclusione, ha annunciato ieri a Roma, alconvegno dell'Osservatorio amianto, il pm padovano Sergio Dini. «Bisogna perseguire gli ammiragli e i responsabili di questa strage», ha detto. L'inchiesta nasce come "spin off" del processo che si è concluso in primo grado a marzo con l'assoluzione degli ammiragli. «Questa volta non accadrà», sostiene l'avvocato Ezio Bonanni che sta attivamente collaborando con l'indagine e che difenderà numerose vititme. Inoltre è pronta anche un'azione penale internazionale, negli Stati Uniti, insieme con lo studio Eaves in quanto numerose navi utilizzate dalla nostra Marina Militare erano di fabbricazione statunitense.
Il convegnoQuando la scienza incontra il diritto, e viceversa. È stato questo il tema del convegno internazionale sull'amianto organizzato ieri a Roma, all'auletta dei Parlamentari, dall'Osservatorio nazionale amianto del presidente Ezio Bonanni. Tra i relatori, il procuratore generale di Firenze Deidda, il prof. Ronald Gordon da New York, l'avvocato Usa John Eaves senior.
Il piccoSi sta avvicinando il picco dei morti per amianto: le vittime italiane sono, secondo l'Ona, almeno 5mila l'anno e non come sostiene il ministero della Sanità 1.200. «Prevenire è l'unico obiettivo possibile», precisa l'avvocato Bonanni. E John Eaves ammonisce: «Attenti alle lobbies dell'amianto, negli Usa sono attive e hanno tecniche molto raffinate».
Dose minimaSconfessata, dagli scienziati di fama mondiale al convegno, la teoria della "dose minima", secondo la quale anche una sola fibra di amianto è letale. Teoria utilizzata in alcuni tribunali per assolvere i datori di lavoro (il lavoratore potrebbe essersi ammalato ovunque). L'esposizione invece accelera il periodo di latenza, "aiutanto" la malattia a manifestarsi.
(Stefania Divertito)

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