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Sanatoria flop per gli stranieri

Città. Un’occasione persa. A un mese dalla sua entrata in vigore la sanatoria per la regolarizzazione dei lavoratori immigrati irregolari non ha prodotto i risultati sperati. Oggi scade il termine per la presentazione delle domande e secondo i dati del Ministero dell'Interno fino a giovedì scorso a Milano erano pervenute 13.717 domande. «In città sono presenti circa 50 mila immigrati irregolari - spiega Maurizio Bove, responsabile dell'ufficio immigrazione della Cisl - solo un quinto ha regolarizzato la sua posizione. Ciò dimostra il fallimento di uno strumento che rimane nelle mani del solo datore di lavoro, aumentando il rischio di ricattabilità. Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di lavoratori licenziati per questo motivo».
Tra le cause del flop, le maglie troppo strette dei requisiti di ammissibilità: «Possono essere regolarizzati solo lavoratori subordinati e full time - prosegue Bove - Anche la prova della permanenza in Italia da dicembre 2011 attraverso documenti ufficiali risulta difficile. L'Avvocatura di Stato ha da poco ammesso i contratti telefonici o i money transfer, ma la rettifica è tardiva». Altro problema: i costi elevati e le truffe. Per Riccardo Piacentini, responsabile del dipartimento immigrazione della Cgil, «Mettere in regola un lavoratore costa in media 5 mila euro, 2.500 se si tratta di un domestico. Molti sono stati registrati come domestici pur non essendolo e c’è chi si è servito di intermediari per falsificare i documenti».
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Majorino: “Il Comunedeve fare da solo”
«Una sanatoria ambigua». La definisce così l’assessore comunale alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino che se la prende direttamente e senza mezzi termini con il Governo. «Si tratta dell'ennesimo provvedimento - afferma  - preso per colmare un vuoto legislativo ma che da solo non può bastare. Quello che servirebbe è una legge lungimirante». E Maiorino poi rilancia:  «La cosa più giusta sarebbe che queste materie venissero gestite direttamente dagli Enti locali che sicuramente hanno una conoscenza più profonda e capillare del territorio. Noi facciamo quel che possiamo».
(Valentina Valente)

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