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Nel mondo dei malnutriti 200 milioni di bambini

Oltre 200 milioni di bambini sotto i 5 anni d'età soffrono di qualche forma di malnutrizione e la fame resta tra le piu' importanti cause di mortalità infantile, eppure un terzo della produzione mondiale di cibo, ben 1,3 miliardi di tonnellate, viene perduta o sprecata ogni anno. Parte da queste riflessioni 'With-Out. Fame e sprechi: il paradosso della scarsità nell'abbondanza”, il rapporto di Save the Children diffuso ieri a Roma in occasione del rilancio della Campagna 'Every One', che l'organizzazione ha lanciato nel 2009 e che si propone di raggiungere con interventi di salute e nutrizione milioni di bambini e donne in età riproduttiva nei paesi più poveri per sconfiggere la mortalità infantile.
In Africa la metà delle morti
«In Africa, dove si concentra la metà delle morti infantili, i bambini sono molto esposti all'insicurezza alimentare causata dall'instabilità socio-politica e dalle crisi ambientali degli ultimi anni» ha osservato Claudio Tesauro, presidente di Save the Children Italia, «in particolare, i paesi del Corno d'Africa e del Sahel sono stati colpiti da una grave siccità che ha fortemente limitato i raccolti, provocando un aumento della dipendenza dagli aiuti alimentari. L’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, inoltre, potrebbe ampliare la crisi coinvolgendo anche altre aree del mondo e peggiorando ulteriormente i tassi di malnutrizione in queste aree».  Nei paesi in via di sviluppo «dove le famiglie spendono già tra il 50% e l'80% del loro reddito in cibo, la costante crescita dei prezzi erode il potere di acquisto delle famiglie e costituisce una seria minaccia per la vita di centinaia di migliaia di bambini», gli ha fatto eco Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, «se non si inverte questa tendenza, tra quindici anni il numero di bambini malnutriti potrebbe arrivare a 450 milioni, con effetti molto gravi sulla mortalità infantile».   E poi ci sono gli sprechi: la quantità di cibo che viene persa nei paesi in via di sviluppo e in quelli industrializzati è quasi uguale, rispettivamente 630 e 670 milioni di tonnellate; ciò che varia è la fase della filiera produttiva in cui questo avviene. Nei paesi più poveri, in particolare nelle aree del mondo con tassi di malnutrizione elevati e ad alto rischio di insicurezza alimentare, la perdita di cibo si concentra nelle fasi del raccolto e della prima trasformazione a causa sia dei fattori climatici e ambientali. Al contrario, nei paesi industrializzati, emerge preponderante il fenomeno nella fase di consumo. Tradotto in cifre, mentre in Europa e nell'America settentrionale gli sprechi al consumo ammontano a 95-115 kg all'anno procapite, nell'Asia Meridionale e nell'Africa Subsahariana solo a 6-11 kg a persona, rispettivamente il 12% del cibo disponibile (al netto delle perdite) contro il 2%.
 
(Metro)

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