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Neolaureati costretti a fuggire per lavorare

«Sta saltando il modello virtuoso secondo cui l'istruzione favorisce maggiore occupabilità, maggiore remunerazione, maggiore qualità del lavoro e quindi maggiori profitti per le imprese»: e se qualcuno riesce ancora a pensare ai neolaureati come dei bamboccioni mammoni, la disamina di Umberto Bellini presidente di Formaper, azienda speciale della  Camera di commercio milanese,  dovrebbe eliminare ogni ipocrisia o dubbio. I neolaureati sono in trappola, costretti a fuggire all’estero o ad accettare stage non pagati o pagati pochissimo, senza alcuna garanzia sul futuro. Secondo la ricerca “Specula Lombardia” di Formaper a parte l’autoimprenditorialità (e a quel punto si è visto che chi può scappa all’estero), per i neolaureati - le forze migliori per uscire dalla crisi -  ci sono solo “lavoretti” senza contratto, in nero o con fantasiosi mix di contratto e abusi.Rispetto al 2010 i neolaureati che hanno trovato lavoro sono calati del 5%: dopo la laurea servono 5 mesi di tempo medio per trovare un’occupazione  (e le lauree magistrali risultano più flessibili delle triennali) ma ad un ingegnere basta la metà del tempo di uno psicologo o un filosofo, ovvero le lauree umanistiche soffrono  la crisi di più. A un anno dalla laurea solo il 12% ha un  tempo indeterminato (-0.36%) e circa uno su tre non lavora. I senza lavoro calano del 2%,  ma è dovuto alla loro capacità di adattamento  ai lavori senza contratto e all’aumento di chi  fugge all'estero. metro

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