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Tav su Torino Lione la Francia ora vacilla

Roma. Sarkozy ha lasciato in eredità alla Francia 14 progetti di Alta velocità ferroviaria da qui al 2020, per 2.000 km e 260 miliardi di euro. Un peso insostenibile, così il ministro del Bilancio Cahuzac ha annunciato una commissione per «classificare le opere in base alle priorità entro fine anno». E il quotidiano Le Figaro ha anticipato che il riesame - che può portare ad una rinuncia - interessa dieci progetti, a partire dalle linee più costose: Torino-Lione (12 miliardi), Nizza-Marsiglia e Rennes-Brest.
Crolla il traffico merci
A remare contro la Torino-Lione c’è anche il crollo del traffico merci su rotaia. «Per poter passare alla sua concreta realizzazione - spiegano dal governo francese - servono nuovi finanziamenti da parte della Ue». «C’è un comitato intergovernativo - replica il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini - se verrà posto il problema, lo affonteremo. Ma non mi risulta alcun ripensamento». Fonti governative d’oltralpe fanno sapere che la “spending review” sull’Alta velocità è in fase iniziale: «Tra decidere se un progetto verrà abbandonato o meno ci sono tante tappe intermedie». «È una tempesta in un bicchier d’acqua - sostiene il commissario straordinario per la Tav, Mario Virano - l’ambasciatore francese mi ha detto che gli impegni presi sono fuori discussione».
“Trasparenza e confronto sulla scelta delle priorità”
«Non vorrei che si arrivasse alla situazione grottesca dell’Italia che scava da sola la sua metà del tunnel, come stava per avvenire al Brennero dopo il rinvio dei cantieri in Austria». Così Marco Ponti, esperto di economia dei trasporti, commenta il ripensamento francese.
Il ravvedimento sulle infrastrutture è una conseguenza dei “morsi” della crisi?
Non solo. C’è un’infinità di progetti basati su cifre irrealistiche. È evidente che i soldi per fare tutto questo non ci sono ora e non ci sono mai stati in passato né in Francia né tantomeno in Italia. Anche i millantati fondi europei sono una chimera.
E adesso cosa succede?
La crisi mette in luce il nodo della selezione delle priorità nell’uso dei soldi pubblici. Una selezione che non può basarsi sulle imposizioni delle lobby, ma deve essere il frutto di un processo trasparente, partecipato e basato sui numeri. Il Governo Monti ne avrà la forza?
 
(Metro)

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