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Archeorobot alla scoperta dei sotterranei di Roma

Roma. Con le sue sei piccole ruotine gommate sembra quasi un giocattolo da bambini, invece è un gioiello tecnologico racchiuso in 5 kg di peso: anfibio, filoguidato, con scanner laser, telecamera ad alta risoluzione e rilevatori di temperatura, umidità e gas. È l’archeorobot creato dalla Indissoluble.com che in questi giorni sta esplorando i sotterranei del Foro Romano, nel cuore della capitale, nell’ambito di un progetto della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. L’obiettivo è il rilievo strumentale tridimensionale e georeferenziato del condotto della Cloaca Massima, che ancora oggi svolge inalterata la funzione per cui è stata costruita più di due mila anni fa: convogliare le acque reflue del centro di Roma.
Uno strumento indispensabile
In particolare l’archeorobot - mezzo tecnologico di ultima generazione - è indispensabile per indagare e documentare i condotti secondari della Cloaca Maxima, quelli non accessibili all’uomo per via delle dimensioni molto ridotte e spesso parzialmente ostruiti. A dare una mano ci sono comunque anche gli speleologi del Centro Ricerche Speleo Archeologiche-Sotterranei di Roma. In superficie è stato infine posizionato un piccolo igloo colorato che ospita la “cabina di regia” con i monitor che ricevono le immagini dal robot e da dove si possono inviare i comandi di movimento.
 
(Lorenzo Grassi)
 

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