Fatti&Storie

Atenei sul caro tasse la frenata dei rettori

Milano. Il colpo di mano della spending review preoccupa non solo gli studenti ma anche i rettori delle università italiane. Secondo il presidente della Crui, la Conferenza dei rettori delle università italiane, Marco Mancini, «il decreto non inciderà sulla tassazione di quest’anno, in quanto l’ammontare delle tasse è già stato approvato dagli atenei». Il decreto prevede una modifica sul calcolo del tetto massimo applicabile alla tassazione universitaria, finora limitata al 20% del fondo ordinario dello Stato. Tetto abolito per studenti fuoricorso e stranieri e per gli altri ricalcolato sulla base del totale dei trasferimenti dello Stato, quindi, secondo gli studenti, una cifra molto più alta, che inciderà sul valore assoluto di quel 20% alzando le tasse universitarie.
Frati: "Trovare soldi da un'altra parte"
Ne è convinto il rettore dell’università La Sapienza di Roma, Luigi Frati: «La diminuzione del peso del Fondo ordinario ci porterà inevitabilmente a colmare questo vuoto ricercando le risorse altrove. Non trovo giusto però gravare ulteriormente sugli studenti. Nel mio ateneo manteniamo una tassazione al di sotto della soglia del 20% e ci impegneremo a mantenere questo tetto anche il prossimo anno». Per Frati le risorse mancanti dovranno essere recuperate in un altro modo: «Per esempio tagliando le spese inutili. Noi già lo facciamo e dovrebbero farlo anche altri rettori». Più cauto Mancini: «Non siamo attualmente in grado di dire cosa succederà il prossimo anno. Sicuramente i più colpiti saranno gli studenti fuori corso, categoria, assieme agli studenti stranieri, ora esclusa dal limite del 20%. Ci troviamo in una fase di transizione delicata. Per questo auspichiamo provvedimenti del nuovo governo che tengano conto degli innumerevoli problemi dell’università».
 
(Valentina Valente)

Fatti&Storie