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Per gli stipendi della casta un nuovo voto in Consiglio

Pare non abbiano scampo, gli ottanta consiglieri travolti dallo sdegno dei sardi: dovranno tornare in aula, cospargersi il capo di cenere e ripensare meccanismi e importo delle indennità.
Gli stipendi d’oro della casta, per intenderci, quelli che con un voto chiaro e netto i sardi hanno cancellato con il referendum dello scorso 6 maggio. Gli stessi che poi, usciti dalla porta, sono rientrati dalla finestra del palazzo di via Roma con un voto notturno dallo sgradevole sapore del blitz: ed è stato quel voto notturno, soprattutto, a mandare i sardi su tutte le furie. Anche perché solo qualche settimana prima era stata allungata la vita delle quattro nuove province, anch’esse abolite dai sardi (inutilmente, per il momento).
Comunque, la questione stipendi è quella che scotta. Tanto che, dopo le polemiche, dopo la manifestazione di sabato a Cagliari con gli indignados di tutta l’Isola, e dopo aver dovuto ammettere che quel famigerato e pubblicizzato taglio del 30% in realtà non era così chiaro se ci fosse stato davvero, sia il Pdl che il Pd hanno chiamato a raccolta le truppe in un doppio vertice parallelo.
E già che c’era, il Pdl con il governatore Cappellacci ne ha approfittato per ribadire la necessità di un chiarimento anti-crisi con le forze politiche di maggioranza. In soldoni, per restare in tema, i consiglieri dicono tutti la stessa cosa: vogliamo tagliare, dare l’esempio, fare sacrifici. Adesso, tocca farlo.
(Sara Panarelli)

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