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La Milano gialla e grigia di un poliziotto nero

A Milano, prima o poi, Gianni Simoni ci doveva arrivare. Se Brescia è la sua città di nascita, Milano è quella di adozione, dove ha lavorato come magistrato l'accusa nel processo d'appello per l'omicidio Ambrosoli e conducendo l'inchiesta  sulla morte di Michele Sindona. Ecco quindi che il suo nuovo romanzo “Piazza San sepolcro” si sposta dalla provincia alla metropoli, con un protagonista formidabile: l'ispettore Lucchesi, detective dalla pelle scura essendo nato da un'eritrea, che conduce le sue indagini dalla Questura di Via Fatebenefratelli. Tra furti d'arte nella Milano bene  e  uno stupratore seriale. Quali sono le cose ci si possono raccontare in più dal punto di vista del giallo in una città come Milano? Tra Brescia e Milano l'unica grossa differenza è solo il numero degli abitanti e le mie storie poliziesche, fatte di criminalità comune, non mutano molto, se non appunto nell'ambientazione. La Milano che racconto è una città abbastanza grigia, che non ha il respiro di altre grandi città europee. Anche se ultimamente si inizia a respirare un'aria nuova, che induce a un cauto ottimismo.Il suo personaggio, l'Ispettore Lucchesi, ha un carattere burbero. Questo lo aiuta o lo ostacola nelle indagini?Forse lo rende addirittura più determinato.Ha la pelle scura, un po' un unicum nel giallo taliano. Come affronta la società che lo circonda?Vive qualche difficoltà, ma non se ne fa condizionare. È portato semplicemente a prendere le distanze, spesso anche dalle persone che lo amano.Quanto l'ha aiutata nello scrivere il fatto di aver fatto per tanti anni il magistrato?Molto. Nelle mie storie invento pochissimo. Anche se a volte sono solo spunti, si tratta di vicende vissute in tanti anni di lavoro.
(Antonella Fiori)

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