Sport

Addio Teofilo Stevenson Suona la campana per il mito

Teofilo Stevenson, cubano, peso massimo di classe adamantina, se ne è andato a 60 anni.  Lo ha battuto solo il suo cuore.  I più giovani forse non sanno che Teofilo vinse  i Giochi panamericani del 1971, l'oro all'olimpiade di Monaco nel 1972, nel 1974  il suo primo alloro ai mondiali dilettanti, nel 1975 di nuovo il titolo panamericano e nel 1976 ancora un oro olimpico a Montreal. E la tripletta gli riuscì anche nel quadriennio successivo:  ai mondiali del 1978, ai Panamericani del 1979 e alle Giochi olimpici di Mosca nel 1980. Ironia della sorte il primo a batterlo fu un italiano Francesco Damiani, ai  mondiali dilettanti nel 1982. Ecco, la parola dilettante ha sempre  accompagnato  la  carriera di questo strepitoso pugile. Negli anni '70 in realtà la boxe Usa cercò di convincerlo a suon di dollari (cinque milioni dell'epoca), a confrontarsi con i professionisti. Volevano la sfida del secolo: lui contro  Ali. Stevensoni rispose con una frase tostissima: «Cosa valgono cinque milioni di dollari di fronte all'amore di otto milioni di cubani». Un uomo di altri tempi? Forse. Lui, la sua amata Cuba non la lasciò mai. È nato  all'Avana, ha vissuto lì  in due stanze. Un americano però lo ha steso. Quando era un tecnico della nazionale salì su un aereo della United , era il 1999, e ruppe due denti a un impiegato della compagnia. Si parlò di  un “negro” di troppo. Fu arrestato e poi rispedito a Cuba. Addio grande Stevenson.   
(Cosimo Croce)

Sport