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Scommesse vera prateria anche per la mafia

Dopo gli arresti dei calciatori di serie A, le indagini sui nazionali, gli avvisi di garanzia a Conte e ad altri nomi eccellenti, le  perquisizioni e i sequestri, ieri è continuata l’onda di liquame che travolge il calcio italiano. All’alba scoppia un altro bubbone: 11 custodie cautelari nell’ambito dell’operazione “Dirty Bet” della GdF e dell’Antimafia. Al centro degli affari mafiosi un sostanzioso giro di scommesse clandestine. Finisce in manette anche Giovanni Pecoraro, ex dirigente delle giovanili del Palermo. Raggelanti le parole del Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia (nella foto Lapresse): «Se Cosa Nostra è impegnata nella raccolta di scommesse clandestine può anche influenzare l’esito dei risultati delle partite. Tutto il settore del gioco clandestino e le altre forme di scommesse è da tempo gestito da Cosa Nostra», ha aggiunto Inngroia. Il risultato di ieri arriva da lontano, dal libello che Giuseppe Provenzano (già in carcere, braccio destro del boss Liga, famiglia Lo Piccolo) teneva sul traffico di scommesse, libro  «che ha consentito di ricostruire - ha detto Ingroia - la rete di chi  raccoglieva i soldi». Insomma, uno dei vertici mafiosi aveva il registro: eloquente. Abete “versus” PremierAmaro e impotente Abete, n°1 Federcalcio: «C’è un contesto non accettabile di comportamenti   e rapporti che determinano un deterioramento del comportamento di molti tesserati». C’è un contesto corrotto, quindi. Però «lo stop ai campionati non è la soluzione», aggiunge. Lo fa perché obbligato da una frase del Premier Monti, nientemeno:  «Parlo da appassionato del  calcio e mi domando  se,  per due o tre anni, non gioverebbe una totale sospensione di questo gioco». Boom. Plurime e sdegnate le reazioni, oltre a quella di Abete. Il tutto mentre a Cremona vengono sentiti prima Gatti (l’autotrasportatore coinvolto nel giro è stato scarcerato), poi Acerbis. Oggi toccherà a Mauri. Si fa complicata la posizione dell’indagato Mezzaroma, n°1 del Siena. Avrebbe chiesto ai suoi di perdere per scommettere sul ko.  (metro)
 
Parla l'avvocato Stefano Azzali, ex numero uno della Disciplinare della FigcMa dentro la giustizia sportiva come ci si sente? Metro ha chiesto lumi all’avvocato Stefano Azzali, ex n°1 della Disciplinare Figc.  La giustizia del calcio è debole. Non crede che bisognerebbe rafforzarne gli strumenti?Non credo sia quella la soluzione. I collegi di difesa degli imputati, forti economicamente, saranno sempre più organizzati dei magistrati sportivi che sono volontari non “professionalizzati”. Il cancro va estirpato alla radice.  Come?Con pene esemplari. Negli anni di mia presidenza alla Disciplinare ben poche nostre richieste di radiazione sono state accolte (Preziosi fra queste, ndr). Poi dovrebbero eliminare le occasioni di truffa. Sono assurdi campionati nei quali 1/3 delle partite sono senza senso.  Il calcio è da fermare come dice Monti?No, ma  da riformare. Spero lo si faccia perché ci lavora tanta brava gente.  (francesco facchini, twitter:@frafacchini)

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