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Io sopravvissuto alla scomparsa di Cavezzo

«È da sabato che viviamo nel terrore. Ti fai una doccia, e non sai se potrai terminarla. Stai cucinando, e temi che possa saltare tutto in aria. Insomma, eravamo continuamente sull’orlo della crisi di nervi, c’era questa voce in giro, irrazionale, che sarebbe arrivata una scossa forte e poi è stato il cataclisma».
Stefano Golinelli è un sopravvissuto di Cavezzo, uno dei centri  quasi del tutto rasi al suolo. Lo raggiungiamo telefonicamente, quando è appena arrivato in albergo a Cesena. «Abbiamo dormito in macchina con un’ansia crescente, ma ora siamo fuggiti io e mia moglie».
Perchè in albergo? «Non ce la facciamo più, non vogliamo stare in tenda. Stamattina (ieri, ndr) eravamo in macchina quando è arrivata la scossa più forte. Ho pensato che si fossero forate le gomme, poi ho capito: c’era un polverone in centro e abbiamo saputo che era caduto un altro edificio. È tremendo vedere la tua vita che si sgretola. Meglio fuggire».Eppure la vita stava già per ricominciare nell’Emilia produttiva: «Sì, la nostra struttura economica è in ginocchio, siamo disperati, tutto il comparto biomedicale è devastato. Siamo abituati a rimboccarci le maniche ma questa volta da soli non possiamo farcela. Lo Stato intervenga, e lo faccia subito»
(Stefania Divertito)

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