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La lezione di Macao

Occupare la Torre Galfa è stato un grandioso e utile gesto situazionista, una performance che svela il degrado urbano e contemporaneamente traccia una strada per un riuso creativo degli spazi della città. In questo senso i ragazzi di Macao hanno fatto bene e ci fanno bene perché ci costringono a guardare nel cuore di Porta Nuova e riconoscere le tante facce della speculazione immobiliare, piegata agli interessi finanziari (vedi Fonsai-Ligresti), che tradotto significa: un grattacielo considerato un gioiello di architettura lasciato andare al macero dal proprietario Ligresti, al quale è convenuto di più, a pochi metri di distanza, nel bel mezzo di Porta Nuova,  innalzare un palazzone di 14 piani messo di traverso a rompere la visuale della Torre Pelli e del Bosco Verticale. Tra l'altro a suo tempo sottoposto a sequestro come un vero abuso edilizio in pieno centro. Occupare la Torre Galfa svela l'incapacità della politica di gestire la trasformazione urbanaL’occupy della Torre Galfa ci serve a misurare l’incapacità tradizionale degli amministratori milanesi, non è una novità, di gestire i processi di trasformazione urbana, restii ad assumersi la responsabilità del paesaggio metropolitano, che condizionerà la vita nostra ma soprattutto delle  future generazioni. Questo è il tema, su questo Macao fa bene a far discutere e ad aprirci gli occhi. Ma non può che essere un’operazione a tempo: uno smascheramento utile e necessario  da non confondere e sovrapporre con il tema degli spazi per i giovani.  Su cui è giusto, come suggerisce anche don Colmegna, avviare uno dialogo con il Comune, cosa che Pisapia sta facendo,  e individuare un percorso che preveda una via uscita utile per Macao e fertile per la città.

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