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il Niger il peggior posto in cui nascere al mondo

È lo Stato africano del Niger il posto peggiore al mondo per essere una madre, almeno secondo Save the Children. L'organizzazione ha stilato la classifica annuale che mette a confronto le condizioni per le madri in 165 Paesi, e sancisce il triste primato del Paese africano. La classifica tiene conto di un certo numero di fattori, tra cui sanità, istruzione, condizione economica e alimentazione. Nel Paese africano quasi un bimbo su tre è malnutrito, e uno su sette muore prima dei 5 anni. Dunque in Niger c'è una crisi alimentare talmente grave da aver spinto quest'anno il Paese a sostituire l'Afghanistan nella parte inferiore della classifica di Save the Children. Dopo due anni all'ultima posizione, infatti, l'Afghanistan ha guadagnato un posto, grazie al maggior investimento negli operatori sanitari di prima linea. La crisi alimentare nella regione del Sahel sta invece minacciando la vita di un milione di giovanissimi, sottolinea Save the Children.
I posti migliori in cui vivere
Per le madri i Paesi migliori in cui vivere sono, invece, Norvegia, Islanda, Svezia, Nuova Zelanda e Danimarca.  Se una madre è «povera, oberata di lavoro, poco istruita e in cattive condizioni di salute, non può essere in grado di allattare il bambino in maniera adeguata, con effetti in gran parte irreversibili», avverte l'associazione. «Abbiamo urgente bisogno di una leadership globale sulla malnutrizione che si traduca in progetti nutrizionali in grado - dice Brendan Cox di Save the Children - di garantire la salute e la sopravvivenza di madri e bambini».
Italia al ventunesimo posto
Secondo il tredicesimo Rapporto sullo Stato delle madri nel mondo, l'Italia è scesa in 2 anni dal 17esimo al 21esimo posto, e non è stata capace di segnare nell'ultimo anno progressi significativi. «La distanza abissale che separa le condizioni di donne e madri e dei loro figli tra il primo e l'ultimo Paese della classifica ben rappresenta le enormi disparità esistenti tra i paesi più sviluppati del pianeta e quelli più poveri», spiegano da Save the Children. In Norvegia una donna riceve in media 18 anni di istruzione scolastica contro i 4 del Niger, dove a livello politico solo il 14% dei seggi in parlamento sono occupati da donne, contro il 40% dell'assemblea norvegese. Solo il 5% delle donne nigerine utilizza i moderni metodi contraccettivi, mentre sono ben 4 su 5 quelle che li utilizzano in Norvegia. L'esperienza della maternità segna, se possibile, distanze ancora maggiori: il 100% delle nascite nel Paese scandinavo, infatti, avviene con l'assistenza di personale medico specializzato, che è presente invece solo in un caso su tre in Niger, dove 1 mamma su 16 muore per cause legate alla gravidanza o al parto (il rischio di mortalità materna è di 1 su 7.600 in Norvegia). E l'Italia? Con il suo 21esimo posto si colloca a metà dei 43 Paesi più sviluppati, alle spalle di Portogallo (15°), Spagna (16°) e Grecia (20°). Colpiscono in particolare in negativo i dati relativi alla condizione della donna e al suo ruolo o riconoscimento sociale nel nostro Paese. La percentuale delle donne sedute in Parlamento per esempio è pari al 21%, e, benchè aumentata di un punto percentuale rispetto allo scorso anno, risulta inferiore rispetto a quella di Afganistan (28%), Angola (38%) o Mozambico (39%). Lo stipendio medio delle donne non va oltre al 49% di quello degli uomini a parità di mansioni; tra i Paesi sviluppati fanno peggio solo l'Austria (40%), il Giappone e Malta (45%), mentre invece 2 Paesi su 3 registrano una percentuale superiore al 60%. Solo il 41% delle donne italiane utilizza i moderni metodi contraccettivi, una percentuale inferiore a quella di Paesi come Botswana (42%), Zimbabwe (58%), ma anche Egitto (58%) e Tunisia (52%), e molto distante dall'82% della Norvegia.
 
(Adnkronos/Metro)
 

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