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Architettura usa e getta per le Olimpiadi inglesi

Gran Bretagna. Sono stati appena ultimati a Londra i lavori di realizzazione dell’impianto che ospiterà le finali olimpiche di pallanuoto. La struttura, in grado di ospitare 5.000 spettatori, è stata costruita in soli 13 mesi nei pressi di Stratford Station (luogo facilmente accessibile con i mezzi pubblici), lungo le rive del fiume, a Nord del Centro Aquatics. In questi giorni nella “London 2012 Water Polo Arena” si sta svolgendo un torneo preolimpico, utile per testare l’impianto e, dal punto di vista sportivo, per avere un’idea più chiara sui reali valori in campo.
Impatto ridotto al minimo
L’edificio è facilmente riconoscibile per il colore argenteo e il tetto realizzato in cuscinetti di PVC riciclato e privato dei ftalati che fornisce un isolamento supplementare e non favorisce la condensa. Alla fine delle Olimpiadi è previsto l’abbattimento dell’Arena in base al principio del minor impatto possibile sulla metropoli con impianti inutilizzabili eredità dell’evento. È già previsto un piano di riutilizzo dei materiali di risulta, in omaggio all’imperativo di “Olimpiadi a zero rifiuti”. Altro elemento interessante è il sistema di impiego dell’acqua. Ci vorranno circa 3 milioni di litri per riempire le due piscine (quella di gara e quella di riscaldamento), ma bagni e strutture sanitarie sono pensati per ridurre i consumi del 40%. La “Water Polo Arena” londinese risponde, almeno nelle intenzioni degli organizzatori dei Giochi, ai pilastri dello sport sostenibile e si inserisce nella tradizione dell’architettura “usa e getta”, con edifici che vengono costruiti e poi abbattuti per evitare di trasformarsi in “white elephants”, termine equivalente al nostro “cattedrali nel deserto”.
La storia dei giochi verdi
L’idea di realizzare Giochi più rispettosi dell’ambiente è maturata a cavallo tra la Conferenza di Rio (1992) e le Olimpiadi di Lillehammer (1994). Il tentativo più ambizioso è stato quello di Sydney 2000. Anche in quel caso, però, lo Stadium Australia e il SuperDome sono rimasti poi per anni in abbandono; mentre il Sydney Olympic Park è tornato a nuova vita solo di recente.
 
(Rinnovabili.it)

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