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Racket Manzi e 2 imprenditori su una torre di 20 metri

«Non si denuncia racket e usura, lo Stato non esiste» recita lo striscione appeso sulla cima della torre dell’acquedotto di Garbagnate    da Frediano Manzi, dell’associazione Sos Racket e Usura, e da 2 imprenditori edili della zona, Adamo Gasparetto, 34 anni e Gaetano Marasà, 49 anni. I tre sono saliti ieri alle 15 sulla torre alta 20 metri per denunciare l’abbandono delle vittime di estorsione che denunciano. Entrambi gli imprenditori, su consiglio di Manzi, hanno denunciato, al Prefetto di Milano, i loro aguzzini ma si sono visti negare l’accesso al fondo di solidarietà per le vittime di estorsione. «Lo slogan del ministero dice “denunciare di salva la vita” e noi siamo appesi a un filo», ha spiegato Gasparetto dalla torre. «Il Prefetto - continua l’imprenditore - non ci considera vittime di estorsione. Allora mi deve spiegare cos'è l’estorsione». I due  per ottenere il pagamento di una commessa si sono affidati a dei mediatori calabresi che hanno preteso i 150.000 euro ottenuti «per il disturbo», ha aggiunto Manzi. «Ci sono rimasti in tasca 3.000 euro a testa - sottolinea Marasà - ci hanno tagliato il gas e la luce e domani vengono a portarmi via i mobili. Non ci fanno più lavorare perché hanno sparso la voce di non farci lavorare». «Siamo quassù - dice Manzi - per dire di non denunciare perché lo Stato è assente». I tre sono intenzionati a resistere a oltranza. «Vogliamo i soldi, dobbiamo andare avanti», ha concluso Marasà.
(LaPresse)
 

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