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Dal Guatemala a Roma per dire stop all Enel

Tre giorni di viaggio, dalla sua comunità in cima al municipio di San Juan Cotzal in Guatemala, fino a Roma. Concepcion Santay, viso rugoso, età indefinibile, è il sindaco indigeno che rappresenta la comunità, discendente diretta dei maya. Secondo la costituzione guatemalteca: «Lo stato è formato da vari gruppi etnici tra i quali i gruppi indigeni discendenti dei Maya. Lo stato riconosce, rispetta e promuove i loro modi di vita…». Ma il territorio dove Conception vive è oramai impattato dall’impianto idroelettrico di Palo Vejo: un progetto Enel Green Power realizzato attraverso la sussidiaria locale Renovables de Guatemale, una diga e un impianto che dovrebbe generare 84 megawatt di elettricità. Secondo l’Enel, dal 15 marzo l’impianto è alla rete elettrica. Il sindaco maya è a Roma perché questa mattina è in programma l’assemblea degli azionisti Enel alla quale parteciperà anche il vescovo Alvaro Ramazzini, guatemalteco, che cercherà di illustrare l’impatto devastante dell’impianto. Devastante per tutta la comunità. «Hanno deviato il corso del fiume  Cotzal e, oltre a modificare completamente il paesaggio – ci ha raccontato Santay – hanno tagliato decine di alberi e soprattutto ora il fiume è inquinato. Le altre 15 comunità a valle non ricevono più l’acqua trasparente e potabile del fiume, ma un misto a fango che contiene anche macchie di olio. Non lo si può più utilizzare per il bucato, per la pesca, per bere. Trentaseimila abitanti hanno perso una fondamentale fonte di approvvigionamento». Non è solo nella sua battaglia, Santay,. A Roma infatti, invitati dalla Campagna per la riforma della banca mondiale, arrivano oggi i rappresentanti dei comitati “impattati” dai progetti Enel in tutto il mondo e anche in Italia e si darà il via a una nuova campagna “Stop Enel”. (stopenel.noblogs.org) «Abbiamo già subito violenze e soprusi durante la colonizzazione – spiega il sindaco Maya – e ora oltre a prenderci la terra, ci prendono anche i fiumi». E oltre al danno, la beffa: perché la comunità indigena la sera non ha la corrente elettrica: dalle 17 in poi, accendendosi le luci nelle case, devono spegnere computer tutti gli elettrodomestici altrimenti la rete non reggerebbe. In Guatemala il danno è fatto, l’opera è già costruita. «La lotta che abbiamo intrapreso ha un obiettivo, l’equilibrio. Dobbiamo ottenere compensazioni eque, non quelle che ci avevano prospettato». I realizzatori del progetto volevano dare in cambio alla comunità semi per la coltivazione e lamiere per costruire case. «Noi vogliamo il 20% dei profitti. Così si otterrebbe l’equilibrio. Questo dirà il vescovo in assemblea».     I megaprogetti idroelettrici   Cile Dove: Panguipulli, Regione de Los Rios, Cile Sono almeno sei i progetti di impianti idroelettrici che secondo gli attivisti mettono a rischio ecosistema e la sopravvivenza delle oltre 150 comunità Mapuche che da più di cinquecento anni popolano questi territori. Si è in procinto di iniziare la costruzione di un nuovo impianto che, se realizzato, porterebbe un innalzamento del livello del lago che sommergerebbe terreni agricoli ed anche la pampa sagrada, luogo sacro e di culto per le comunità della zona. inoltre Panguipulli è una riserva mondiale della biosfera e l’impatto del progetto sul territorio del lago Neltume e Choshuenco e del fiume Fuy, trattandosi di un ecosistema ancora intatto, avrà conseguenze non ancora del tutto calcolate. Colombia Dipartimento di Huila, Colombia Il progetto è promosso da Emgesa che per il 48% è controllata da Endesa/Enel. L’impresa costruttrice è l’italiana Impregilo, attualmente oggetto di indagini giudiziarie per irregolarità nell’affidamento dei lavori da parte di Emgesa. Le comunità impattate sono pescatori e contadini della regione, riuniti nell’associazione Asoquimbo Il progetto idroelettrico di El Quimbo si compone di una diga alta 151 metri e larga 632 metri e di un tunnel di diversione lungo 489 metri. E’ previsto che produca 400 MW. Il bacino avrà un larghezza di 55 Km ed una lunghezza di 1,4 km e inonderà 8250 ettari di terra. Il progetto risale al 1997 ma fu bocciato dal ministro dell’ambiente di allora in quanto nessuna delle alternative presentate nello studio di impatto ambientale fu ritenuta adeguata alle caratteristiche socio-economiche e ambientali della regione. Nel 2007 viene presentata una nuova richiesta di licenza ambientale da parte di Emgesa che viene approvata nel 2008, dopo che l’impresa ha rinegoziato al ribasso le misure di mitigazione e le compensazioni per la popolazione locale. Vi sono numerosi procedimenti ed indagini giudiziarie in corso. La Corporación Autónoma Regional dell’Alto Magdalenda ha chiesto il blocco dei lavori e soprattutto la revoca della licenza ambientale a causa dello sversamento di sostanze inquinanti nel fiume tra il 19 e il 21 marzo scorso. 842 ettari degli 8250 che verranno inondati sono di foresta amazzonica. L’alterazione della qualità e del flusso dell’acqua provocherà la scomparsa di numerose specie. Già in questa prima fase dei lavori di costruzione l’inquinamento del fiume ha prodotto una moria consistente di pesci.   Italia, Monte Amiata Cosa sta accadendo: Alla geotermia i comitati locali attribuiscono la diminuzione del bacino acquifero amiatino che approvigiona 500 mila persone del sud della Toscana, l’aumento della concentrazione di arsenico nell’acqua potabile e le immissioni nell’aria di acido solfidrico e mercurio. Sul monte Amiata c'è la centrale geotermicadell,Enel. Secondo indagini e perizie promosse dai comitati locali, si sta inquinando la falda idropotabile, emettendo nell’atmosfera vapori ricchi di anidride carbonica, mercurio, arsenico, acido solfidrico, ammoniaca ed altri inquinanti provocando gravi danni all’ambiente e alla salute degli abitanti. Attualmente è in programma un ulteriore ampliamento del numero delle centrali Nello studio epidemiologico della Fondazione Monasterio di Pisa (ottobre 2010), dal titolo “Progetto Geotermia”, nell’allegato 6 (“Correlazione Ambiente e Salute: dati significativi”), nella parte relativa ai “Risultati statisticamente significativi delle analisi di correlazione geografica tra dati ambientali e dati sanitari”, si riconoscono gravi patologie e mortalità in alcune zone delle aree geotermiche in relazione alle concentrazioni crescenti degli inquinanti emessi anche dalle centrali ENEL.     Centrale a carbone di Torre Valdaliga Nord – Civitavecchia La lotta contro la riconversione a carbone della centrale di Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia risale a gennaio del 2001, data di nascita a Civitavecchia del primo Comitato per il no al carbone, immediatamente dopo l’annuncio da parte di ENEL di voler riconvertire a carbone la centrale di Torre Valdaliga Nord nel dicembre 2000. I risultati dell’inquinamento causato dalla centrale sono allarmanti: Nel comprensorio di Civitavecchia si muore il 26% in più rispetto alla media di patologie neoplastiche (dati registro tumori), il comprensorio di Civitavecchia è al 1° posto nel Lazio ed al terzo in Italia per mortalità per tumori ai polmoni, alla trachea e ai bronchi, è stato riscontrato un eccesso di leucemie e linfomi, nel biennio 1990-1991 l’Osservatorio Epidemiologico Regionale (OER) rileva a Civitavecchia un incidenza di mortalità per tumori ai polmoni, bronchi e trachea superiore al 35% della media regionale nel 1996 l’OER nell’analizzare i dati relativi al triennio 1990/1992 rileva che Civitavecchia (comprensiva di Tolfa Allumiere e Santa Marinella) e al secondo posto nel Lazio per mortalità per tumori e al primo per quella relativa ai tumori ai polmoni). Nell’ottobre 1999 una ricerca dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale ha riscontrato una mortalità delle donne nel territorio di Civitavecchia (comprensivo di Allumiere, Santa Marinella e Tolfa) superiore del 12% rispetto alla media della Regione Lazio. Notevolissime le incidenze di mortalità per cancro alla trachea, ai bronchi ed ai polmoni (+23%). Il centro pneumologico Conti Curzia di Civitavecchia, in una ricerca effettuata nel 2001 su ragazzi tra gli 11 e i 14 anni ha riscontrato che il 56,3 % dei soggetti (di gran lunga la più alta del Lazio) è affetto da asma, allergie ed altre sindromi dell’apparato respiratorie. Nel settembre 2004 la rivista Medical British Journal in un lavoro di sette pagine interamente dedicato a Civitavecchia afferma che il dato più allarmante riguarda un aumento della mortalità per cancro del polmone che raggiunge un livello del 20/30% superiore rispetto alla popolazione italiana Infine nell’ottobre 2006 la rivista “Epidemiologia & prevenzione” ha pubblicato lo studio “Mortalità e ricoveri ospedalieri nell’area industriale di Civitavecchia", nel quale si afferma che “L’analisi dei ricoveri ospedalieri aggiunge informazioni al quadro epidemiologico dell’area, con risultati coerenti con quelli di mortalità e che confermano i risultati di studi precedenti: tumore polmonare pleurico e asma bronchiale sono chiaramente in eccesso. Una novità rispetto alle conoscenze già note è costituita dall’aumento incidenza di insufficienza renale cronica, rilevato dal Registro Regionale dialisi”. Romania, centrale a carbone di Galati La centrale brucerà carbone importato dall’Ucraina per produrre fino a 800 megawatt di energia. Il carbone sarà trasportato via nave sul Danubio per poi raggiungere la “tax free zone” di Galati, nelle estreme propaggini orientali della Romania, a due passi dal confine con Ucraina e Moldavia. La centrale dovrebbe sorgere a pochi chilometri di distanza dalla riserva naturale di Natura 2000, la quale detiene lo status di parco nazionale e sito comunitario. Inoltre nella città di Galati sono già molto elevati i casi di bambini asmatici, a causa dell’alto livello di inquinamento provocato dalla decennale attività della Sidex, un’acciaieria dell’indiana Arcerol Mittal. Nel novembre del 2011 in Romania si è poi tenuta una consultazione pubblica a cui hanno partecipato esponenti delle autorità e della società civile. Il Consiglio Scientifico della Riserva di Natura 2000, che può contare tra i suoi membri rappresentanti del ministero dell’Ambiente, dall’Accademia Rumena e di varie università, ha manifestato la sua avversione alla realizzazione dell’opera. Lo scorso febbraio l’Enel ha presentato il suo studio sugli impatti ambientali ed è attualmente in attesa di una risposta formale.   (Stefania Divertito)

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