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L editoriale di Casacci Eden istruzioni per l uso

Non ci siamo sentiti profeti del malaugurio, quando con “l'eclissi” abbiamo raccontato un Paese incosciente che con il sorriso liftato spalancava le braccia alla crisi più profonda. Come oggi non ci sentiamo ottimisti a cantare con "Eden", un posto dove varrebbe la pena diventare adulti. Perché all'Italia di oggi non manca nulla per affrontare il presente. In un tempo che premia, l'invenzione e l’ingegno, possediamo una
radice genetica di scoperte e intuizioni che sono alla base del mondo contemporaneo. E avremmo la capacità di realizzare e fabbricare meglio di altri il frutto di questo talento.
Possediamo bellezza, in tutte le sue forme, naturali, paesaggistiche, storiche, architettoniche, e abbiamo sempre dimostrato di saperla riprodurre, narrare, cantare, con qualsiasi tecnica in qualsiasi epoca. Abbiamo il carattere, il gusto e la cultura per il “piacevole“, che è ciò che risponde ai desideri di chiunque. Da qualsiasi continente, ricco o nuovo ricco provenga. Perché la ricchezza nel mondo si sposta, e si sposterà ma
sarà sempre alla ricerca di ciò che noi possediamo. Il nostro è un Eden, pieno di spettri, di serpenti e di veleni. Se solo lo coltivassimo con cura, se lo liberassimo dai demoni della mafia, della corruzione, della
devastazione ambientale, del cinismo, della rassegnazione, della cementificazione come dispositivo economico. Se ci liberassimo da chi non riesce ad andare oltre alla mediocre amministrazione del giorno per giorno. O dalla politica per finalità individuali.
Se dessimo dignità alla ricerca, se non ci facessimo sedurre dall'inutilità di grandi opere e operassimo per eliminare i piccoli diffusissimi danni prodotti da decenni di incuria. Con cura. Se prestassimo attenzione a quanta cultura le nostre città sono in grado di produrre, quando concediamo “spazi “ai nostri ragazzi per esprimere qualcosa di diverso e più produttivo di un quieto futuro da telespettatori.
Se non riempissimo di tossicità i nostri buoni alimenti, se non torturassimo la vista del paesaggio con “casette” e capannoni. Se fossimo degni di quello che abbiamo, saremmo, per citare Gramellini ,il “Paese delle meraviglie”. Ma soprattutto, al momento, non abbiamo un destino alternativo.
(Max Casacci)

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