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Boosta La musica rinasce nei piccoli locali

«La discografia, così com’è, quella nata negli anni ’20, non ha futuro». È freddo e lapidario Boosta nel vaticinare la fine del mondo discografico così come lo abbiamo conosciuto. «Il mercato musicale 12 anni fa fatturava 500 milioni di euro. Ora siamo scesi a 120. Quello che invece non può morire è la musica.  Puoi non entrare in vita tua in un museo, ma pochi possono vivere senza una canzone».
«Esiste uno scollamento tra esigenze di quanti seguono la musica e le logiche di marketing», gli fa eco Max Casacci. Quindi niente futuro per le giovani band? Non proprio: «I talent», dice Max, «fabbricano interpreti, ma congelano la rigenerazione della scrittura. Noi percepiamo però che i locali dove si suona dal vivo si stanno ri-riempiendo. È il circuito della musica “vera” da dove veniamo noi. Oggi, I Ministri o I Cani sono come eravamo noi o i Casino Royale ai nostri tempi». 
(Andrea Sparaciari)

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