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Stadio Genova a porte chiuse dopo la follia di domenica

Genova. Dopo la domenica della follia allo stadio Marassi è arrivato il lunedì dei Daspo e delle squalifiche. Sono già stati comminati 13  Daspo ad alcuni dei  tifosi identificati con i filmati dei disordini, ma a queste interdizioni quinquennali dagli stadi si assomeranno altre denunce e arresti nei confronti di chi ha commesso reati. Dal lato sportivo, invece, al Genoa sono stati inflitti due turni a porte chiuse. Dura l’accusa di Preziosi: «Penso - ha detto a Metro il n°1 del Genoa - che l’azione fosse già stata preparata, perché altrimenti  non mi spiego come dalla Nord i tifosi siano arrivati fino a sopra il tunnel degli spogliatoi». Ultima nota di Petrucci: «Il calcio? Rovinato da presidenti, condannati, che voglion parlare di etica e non fanno alcunché per cambiare».
Marassi regno degli ultra
Il giorno dopo Genoa-Siena, resta un Grifone spennato e un calcio in mutande. Domenica è successo ciò che è successo per molti motivi, elencati tutti tranne uno. Quale? Lo stadio Luigi Ferraris, noto a tutti come Marassi. È il catino genovese il grande accusato del 2° episodio di “presa in ostaggio” di una partita da parte di un manipolo di delinquenti, avvenuto di recente a Genova. Mancano vie di fuga interne, mancano spazi di deflusso esterni, sono insufficenti i recinti di separazione dei settori. Basta così? Questo alto tasso di inadeguatezza dell’impianto ha fatto si che domenica, come durante Italia-Serbia (quando Ivan Bogdanov e gli ultra di Belgrado. 12 ottobre 2010,  misero in scacco tutti salendo sulle recinzioni), venissero evitate le cariche sugli spalti, foriere di problemi a causa dell’impossibilità di fuga per chi di trova coinvolto suo malgrado in tafferugli.
Cancellieri: colpa dello stadio
Così il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri:«Non incolpate la polizia. Guardate, tuttavia, la struttura». Come mai sullo stadio  non ha agito quando era Prefetto a Genova? Sono oltre 17 anni che si discute di una sostanziale doppia inagibilità di Marassi che viene, di volta in volta, aggirata con deroghe. «Marassi è inagibile all’interno per problemi di vie di fuga - dice a Metro Roberto Traverso del Silp-Cigl  - e all’esterno per mancanza  delle aree di deflusso». Si procede a vista e con scadenze ravvicinate la commissione prefettizia per l’agibilità concede deroghe per l’interno e il Comune quelle per l’esterno. La struttura, quindi, è costantemente a rischio di chiusura e ogni tipo di problema di ordine pubblico può essere gestito soltanto così: lasciando che le acque si calmino. «Già - assicura Traverso -. La polizia non poteva fare se non quello che ha fatto. Ogni carica di poliziotti verso l’interno avrebbe fatto danni». Per 2 volte la Uefa ha revocato le licenze salvo poi ridarle su misure palliative (capienza ridotta  e l’aumento degli steward da 250 a 400). Gli ultra sguazzano felici nei meandri di queste debolezze e le usano per creare intimidazione. Basta bloccare la via che porta agli spogliatoi e il più è fatto.
 
(Francesco Facchini - twitter:@frafacchini)
 
Dal Lago: “È grave violare lo spazio di gioco”
«Ragionando a freddo penso si sia trattato di un fatto molto isolato che, viste le reazioni anche esagerate, non credo si ripeterà». Ne è convinto Alessandro Dal Lago, sociologo e professore all’ateneo di Genova, che nel 2002 ha scritto il libro “Descrizione di una battaglia. I rituali del calcio”
Eppure ricatti delle tifoserie si sono visti spesso...Statisticamente con i Daspo e la Tessera del tifoso questi episodi si sono ridotti. Quello di Marassi mi sembra un atto istintivo e poco organizzato, un gesto inconsulto più sul piano della cultura da stadio che non legato a chissà quali altre manovre.Dare la maglia ai tifosi è gesto di “buon senso”?No, ma consideriamo anche che a Genova c’è una relazione più diretta tra tifosi e squadra rispetto ad altre città. Una cosa però è inconcepibile.E quale sarebbe?Che i tifosi siano potuti arrivare negli spogliatoi. In nessun altro stadio al mondo è così facile per gli “estranei” violare lo spazio di gioco. Non dovrebbe succedere mai.
 
(Lorenzo Grassi)
 

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