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Il welfare aziendale piace ma nessuno lo applica

Sebbene il 92% dei lavoratori e l'85% dei manager ritenga che poter scegliere tra varie forme di lavoro (part-time, telelavoro) e avere in azienda servizi (asili, babysitter) migliori la produttività, solo un'azienda su dieci possiede il welfare aziendale. Lo rivela una ricerca effettuata da AstraRicerche e Duepuntozero Doxa, su un campione di 840 manager e 672 italiani, presentata alla conferenza “Welfare in azienda: tra conciliazione, benessere e produttività”, organizzata da Manageritalia a Milano. Molti, però, non sanno precisamente in cosa si traduce il company welfare. Si tratta di pratiche organizzative e di servizi che consentono di migliorare la vita in ufficio, in famiglia e nella quotidianità. Più nello specifico si tratta della possibilità di scegliere il part-time o, il congedo, telelavoro, congedo parentale, per quanto riguarda i bisogni individuali. Per i bisogni sociali si traduce nella possibilità di avere farmacie in azienda, servizi finanziari, prevenzione salute familiari, asilo nido e disbrigo pratiche. Questo modello virtuoso, in realtà non è molto semplice da applicare. Su 840 manager intervistati via web a marzo, alla domanda perché la propria azienda non applicasse il welfare aziendale, il 26% ha risposto dicendo che non è il momento opportuno, dunque incolpando la crisi economica, ma, il 20% dichiara di non averci mai pensato. Il 15% afferma che costa troppo e il 7% non lo ritiene utile. Eppure questo dato cozza con le risposte fornite dal 92% dei lavoratori intervistati. Inoltre l'applicazione di questo metodo, consentirebbe secondo il 78% dei manager e l'80% dei dipendenti, di pagare i lavoratori in modo più utile e economico, andando oltre l'aspetto monetario. Infine, il 76% dei manager e il 68% dei dipendenti dichiara che questa forma aziendale non viene applicata per motivi culturali, dunque si tratterebbe di svecchiare le politiche che hanno governato le aziende fino adesso.
 
(Metro)

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