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Doping Riccardo Ricc e i bruciati del ciclismo

La squalifica del ciclista Riccardo Riccò, cui il tribunale nazionale antidoping del Coni ha comminato la sospensione record di 12 anni, ha riportato alla luce la profonda ferita del ciclismo riguardo all'uso di sostanze vietate. 
«Il Tribunale Nazionale Antidoping -si legge in una nota del Coni-, nel procedimento disciplinare a carico di Riccardo Riccò, visti gli artt. 2.2, 10.2, 10.7 del Codice Wada nonchè lettera M1 della Lista dei metodi proibiti allegata allo stesso Codice, dichiara l'atleta colpevole dell'addebito e, considerata la recidiva, gli infligge 12 anni di squalifica con decorrenza dal 19/04/2012 e, tenuto conto del periodo di sospensione, con scadenza prevista il 18/01/2024». Ciò significa che Riccò finirà di scontare la squalifica quando avrà 40 anni. «Condanna inoltre Riccò al pagamento delle spese del procedimento quantificate forfettariamente in euro 15.000,00 e gli infligge una sanzione economica di euro 5.000,00. Dispone che la presente decisione sia comunicata all'interessato, ai Difensori dell'atleta, all'UPA, alla WADA, alla Federazione Internazionale e alla FCI». Con queste parole pesanti come macigni l'ex fenomeno del ciclismo italiano ha visto, giovedì, terminare bruscamente ogni residua speranza di risalire su una bicicletta. Una fine disgraziata per colui che tutti indicavano come il nuovo Pantani e che è "finito" nel febbraio del 2011, quando, a causa di un'autoemotrasfusione, ha rischiato la morte a causa di un rigetto e ha iniziato il calvario che lo ha portato prima a finire all'ospedale in terapia intensiva e poi alla sbarra con questa stangata finale. 
Il buon Riccò, tuttavia, è in discreta compagnia del numero uno del ciclismo mondiale Alberto Contador che per la vicenda del clenbuterolo, storia triste dai contorni semicomici, ha beccato 2 anni di sospensione che scadranno in agosto e si è anche visto togliere tutti i risultati conseguiti nel periodo incriminato. 
Per rientrare nei patrii confini il 2 maggio 2012 risalirà sulla bicicletta Franco Pellizzotti che non fu fermato proprio per doping ma perché gli furono riscontrati valori ematici fuori controllo e contravvenì alla regola del passaporto biologico. Due anni anche per lui, ma non senza polemiche per il corridore azzurro. Il tibunale del Coni, infatti, lo aveva assolto, ma il Tribunale di Arbitrato Sportivo di Losanna lo inchiodò. "Lo hanno fatto per salvare la regola del passaporto biologico", disse allora parlando anche di "mafia". 
"Mi è stata comminata una positività al doping per una sostanza che non so nemmeno da dove provenga": così invece il russo Sasha Kolobnev. Pensate lui fu bronzo su strada a Pechino ed è stato squalificato per doping come l'argento, il nostro Davide Rebellin. Per lui, trovato positivo ad un diuretico, l'idroclorotiazide, una squalifica di 2 anni. Da febbraio il ciclista più volte campione russo è stato scaricato dalla sua squadra, la Katusha.
Dopo queste, tanto per ricordarle, due storie emblematiche come quella del viennese Bernard Kohl, terzo al Tour in cui Riccardo Riccò fece faville, quello del 2008. Anche lui venne beccato con il Cera, l'Epo di terza generazione, nel sangue e poi sospeso, ma nel 2009 si è ritirato del tutto confessando, a 27 anni, di essersi dopato continuativamente fin da quando aveva 19 anni.
La seconda storia simbolo di quanto la battaglia al doping sia persa in partenza, almeno su due ruote, è questo. In Francia, il diciannovenne Alexandre Dougnier, giovane di belle speranze, è stato sospeso per tre anni dopo essere stato riscontrato positivo alle analisi per ben 12 sostanze illecite contemporaneamente. Una brutta storia. Francesco Facchinitwitter:@frafacchini  

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