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Valentina Vezzali Una mamma tutta d oro

Roma. «Sto facendo fare i compiti a Pietro: è un momentaccio… Mi richiami tra un’ora, così sarò in macchina, per andare ad allenarmi, e avrò mezz’ora per rispondere alle domande». Valentina Vezzali al nostro primo appuntamento telefonico mostra subito il suo volto di mamma e sportiva super impegnata. E fa effetto scoprire che l’atleta più vincente al mondo (5 ori olimpici, 3 individuali e 2 a squadre; 13 titoli mondiali, 10 europei e 11 Coppe del Mondo),  una specie di  Wonder woman, confessi candidamente che “Incastrare tutto è così difficile: tra il bambino, che ha 6 anni, il lavoro e la casa… È più difficile far fare i compiti a mio figlio che vincere una medaglia!”
E ora anche la promozione del suo libro, fresco di stampa “Io, Valentina Vezzali” (Dalai editore), scritto con Betta Carbone. Valentina, ma come fa?
Il segreto è l’organizzazione. La mia giornata tipo quando non sono in trasferta? Sveglia alle 7, mi preparo e metto su la colazione. Poi sveglio Pietro lo vesto e gli faccio lavare i denti dopo colazione e lo accompagno a scuola, dopo aver sistemato un po’ la casa. Alle 9 devo essere a Jesi per fare gambe e scherma con il maestro. Alle 12.15 faccio la spesa e passo a prendere il bimbo a scuola: poi si pranza e si fanno i compiti. Pietro va a fare le sua attività pomeridiane: scherma, calcio, musica o inglese, accompagnato da mia madre, mentre, alle 17.30, io sono in palestra. Torno alle 21: ceniamo insieme con mio marito, calciatore, che ha scelto una squadra vicino casa proprio per aiutarmi.
Quanto contano gli affetti per una donna di successo come lei?
Sono fondamentali. Io ne sono circondata: dal mio maestro, che mi segue da 20 anni, ai miei cari. Senza di loro non ce l’avrei fatta a superare tutto. Certo sono dure le trasferte e i ritiri del fine settimana: tanti giorni lontana da mio figlio che, tra l’altro, non ama parlare al telefono. Ma so che da grande Pietro sarà fiero della sua mamma.
 E l’hanno soprannominata il Cobra: come mai?
Se è per questo, certi giornalisti, mi chiamano pure Killer! Per le mie stoccate, credo, per il mio modo di interpretare la scherma: sin da piccola ero magra, esile, ma pungente…
Vittorie e medaglie a parte, colpisce il fatto che lei sia tornata in pedana subito dopo la nascita di Pietro…
Dopo Atene, nel 2004, avevo promesso che avrei fatto un figlio e che sarei tornata. Così è stato: io sono profondamente religiosa e credere ti dà la forza per superare tutto, anche i momenti più difficili. La nascita di un bambino è un evento straordinario e, quindi, in barba agli scettici e agli invidiosi, è stato facile rimettersi in gioco. Più dura a 32 anni, quando mi sono rotta il crociato: lì sentivo che il mio corpo non rispondeva e ho temuto di non farcela. Anche psicologicamente. Ma eccomi qui, prontissima per un’altra sfida!
Già, Londra 2012 chiama: e lei è candidata al ruolo di portabandiera azzurra.
Sono sempre orgogliosa di portare in alto i colori dell’Italia. Sono fiera di essere nata e di vivere in questo splendido paese dove la scherma, tra l’altro, è lo sport trainante, proprio perché richiede fantasia, concentrazione, estro… 
 Non ha scelto un bel momento per cantare Viva l’Italia!
Certo oggi è dura: siamo circondati da brutture, ovunque guardiamo, e i nostri figli hanno pochi esempi da seguire. Per questo dobbiamo essere noi genitori un modello di riferimento ben saldo.
 
“Io, Valentina Vezzali” (Dalai editore)
«Scrivere un libro – spiega la Vezzali – è raccontarsi, mettersi a nudo. Il mio primo “A viso scoperto”, del 2006, era più romanzato, incentrato sulla nascita di Pietro. Poi sono accadute tante cose: mi sono rotta il crociato, e ho vinto la mia terza Olimpiade. Nel mezzo i problemi e le rivalità con la squadra, per un diverso modo di concepire la scherma, e la partecipazione alla trasmissione tv “Ballando con le stelle” che mi ha dato la notorietà».
(Orietta Cicchinelli)
(foto di Augusto Bizzi)
 
 
 
 

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