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Morto l ex calciatore Petrini tra i primi a denunciare il dilagare del doping

Lucca. Nuovo lutto nel mondo del calcio. Nel reparto di oncologia dell'ospedale di Lucca è morto questa mattina Carlo Petrini, 64 anni, ex attaccante che dopo essere cresciuto nelle giovanili del Genoa ha indossato le maglie del Milan di Nereo Rocco (1968-1969), del Torino (dal 1969 al 1971) con cui vinse anche la Coppa Italia nella stagione 1970-1971, transitando poi per il Varese, il Catanzaro e la Ternana prima di approdare alla Roma di Nils Liedholm (1975-1976). Proseguì la carriera con Verona, Cesena e Bologna. Da tempo malato di tumore, le sue condizioni si erano improvvisamente aggravate sabato scorso.
Coinvolto nel calcio scommesse
Carlo Petrini è stato uno dei primi calciatori a rompere il muro di omertà, denunciando l'uso del doping negli spogliatoi tra negli anni Sessanta e Settanta. Venne però coinvolto nello scandalo del calcio scommesse della stagione 1979-1980 (rimediando una squalifica di tre anni e sei mesi) e abbandonò il calcio nel 1985 dopo aver giocato nel Savona e nel Rapallo (di cui fu anche allenatore nel 1986). Ha scritto diversi libri, soprattutto sulla sua esperienza personale. In carriera ha totalizzato complessivamente 112 presenze e 19 reti in Serie A e 179 presenze e 41 reti in Serie B.
Il lungo esilio in Francia
Dopo aver chiuso la carriera nel calcio si dedicò agli affari, gestendo per qualche tempo una propria società finanziaria. Dopo un iniziale successo, l'attività fu compromessa dall'accumulo di debiti nei confronti di usurai e dal coinvolgimento dell'ex calciatore in un giro di cattive conoscenze. Per sfuggire ai creditori abbandonò l'Italia e si rifugiò in Francia, dove visse per alcuni anni nel completo anonimato. Le cronache tornarono a occuparsi di Petrini nel 1995, quando il figlio 19enne Diego, morente per un tumore al cervello all'ospedale "Galliera" di Genova, lanciò un appello chiedendo di poter rivedere il padre, di cui non aveva notizie da sei anni. Diego però, a sua volta promettente calciatore, morì senza aver rivisto Petrini, che aveva deciso di non tornare in Italia.
Nel fango del dio pallone
Rientrato nel 1998 ha vissuto nella natia Monticiano, soffrendo di una grave forma di glaucoma, che gli ha procurato la quasi completa cecità dell'occhio sinistro e la seria compromissione del destro. A detta dei medici che lo hanno curato nel corso degli anni, sottoponendolo a ben cinque interventi chirurgici, la malattia potrebbe essere correlata all'assunzione dei farmaci avvenuta durante la carriera di calciatore. Nel 2000 Petrini pubblicò la sua autobiografia, intitolata “Nel fango del dio pallone”, in cui narrò in prima persona fatti e trascorsi nel mondo del calcio. In particolare denunciò la pratica del doping che negli anni Sessanta e Settanta era dilagante. Ma Petrini denunciò anche le partite decise in anticipo dalle società, i pagamenti in nero e la bassezza morale di tanti suoi ex colleghi. Nel 2006, insieme ad altri ex calciatori tra cui Aldo Agroppi, ha aderito all'Associazione Vittime del Doping fondata da Claudia Beatrice, figlia di Bruno Beatrice, ex centrocampista della Fiorentina morto di leucemia nel 1987 a soli 39 anni.
 
(Metro)

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