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Per la morte di Morosini commozione anche all estero

All’obitorio di Pescara è arrivata da Bergamo anche Anna, la fidanzata, mentre parenti, amici, tifosi e colleghi calciatori (perfino negli stadi all’estero: dalla Spagna, all’Inghilterra; perfino in uno stadio canadese il tabellone ha mostrato le immagini della tragedia; nella foto LAPRESSE i giocatori di Manchester United e Aston Villa durante il minuto di silenzio ieri) si interrogano: perché è morto Piermario Morosini? Per domani è prevista l’autopsia, dalla quale, per forza, dovranno arrivare risposte. Quelle che, per il momento invano, cercano tutti, per spiegare la morte di un calciatore di appena 25 anni che, come dice l’agente, «non ha mai avuto particolari problemi fisici». Intanto, le cronache segnalano un altro caso simile: quello della venezuelana Veronica Gomez, una pallavolista morta sabato (lo stesso, fatale giorno di Morosini) a Caracas durante una partita per arresto respiratorio.
I magistrati certo valuteranno il “caso” dell’auto dei vigili che, ostruendo il viottolo d’accesso, ha fatto ritardare di qualche minuto l’ambulanza. Ma Morosini è morto quasi subito e probabilmente un’ambulanza fatta giungere prima non lo avrebbe salvato, come ieri ha detto, con chiarezza e rassegnazione, il primario di cardiologia dell’ospedale abruzzese.
I vertici della medicina sportiva allontanano ogni allarmismo e ogni ombra dal “sistema” di prevenzione. Maurizio Casasco, presidente della federazione dei medici sportivi italiani, pur premettendo di dover attendere l’esame autoptico, dice che "quello su cui bisogna mettere un punto fermo è che non puo' essere un caso tragico ed eclatante a creare allarmismi: in merito alla prevezione, il sistema italiano è di assoluta eccellenza e, grazie ad una legge dello Stato unica al modo ed al lavoro congiunto con il Coni, si garantisce la massima sicurezza a chi fa sport».
Ciò che resta, in attesa dei risultati dell’autopsia, sono i ricordi. «Mario dava forza a tutta la squadra, era un ragazzo con il sorriso sempre sulle labbra, un grande, lo porterò sempre nel cuore», dice a Tgcom24 il giocatore del Livorno Simone Barone. «Quando ieri Mario si è accasciato - aggiunge - sono stati momenti brutti, toccanti...ci siamo resi conto che qualcosa non andava». Lo ricorda anche Totò Di Natale, il fuoriclasse dell’Udinese che lo ebbe come compagno: «Era un ragazzo eccezionale, pieno di vita. Nonostante tutti i problemi che aveva, era sempre a disposizione della squadra, ogni giorno mi dava forza. Ho perso mia mamma quattro anni fa e lui, che c'era gia' passato, mi e' stato molto vicino. Aveva una voglia di vivere, di arrivare, per se', per la famiglia che non aveva piu', per la sorella».
Proprio la sorella di Morosini è un dramma nel dramma. Il calciatore, bergamasco del quartiere Monterosso, era orfano di entrambi i genitori e aveva perso il fratello, suicida. Gli rimaneva solo una sorella, che però è disabile. Si chiama Maria Carla ed è ricoverata alla Residenza Sanitaria per Disabili "Beato Luigi Palazzolo" di Grumello del Monte. La retta veniva pagata dal fratello, che si affidava a parenti per accudirla, visto che lui era in giro per l’Italia a giocare a calcio. Ora Maria Carla è rimasta l’unica erede. La soluzione al suo caso viene però forse dall’Udinese, che si è offerta, attraverso la Onlus societaria, di prendersi cura di lei.
Hanno ricordato Morosini anche Jovanotti e Ligabue, di cui lo sfortunato calciatore era fan. Uno strascico amaro lo lascia invece il caso, davvero singolare, del campetto della Polisportiva Monterosso, a Bergamo, dove si tiene il “Memorial Morosini” (torneo di calcio a sette dedicato al fratello suicida) e dove sabato sera si è regolarmente giocato: nonostante la tragedia i responsabili delle squadre "Original" e "Stella Rossa" del campionato Uisp hanno deciso di disputare lo stesso la gara prevista, limitandosi al minuto di silenzio. "E' una cosa grave, una macchia per noi” - commenta Giovanni Molica, presidente della Polisportiva.
(Metro)

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