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Il rugby migliora la citt

Del rugby non capisco nulla. Ne ignoro le regole, gli schemi e le tattiche. Ma sto correndo ai ripari. Perché mio figlio Lorenzo, 6 anni appena compiuti, ha iniziato a settembre a sgambettare con altri microrganismi della sua età sul campo del Cus Milano e ha perso la testa. Giocherebbe anche nella tormenta di neve e sotto il diluvio universale. Attende con ansia i due allenamenti alla settimana sul campo dell’Omnicomprensivo di  Lampugnano, complesso scolastico nel mezzo del nulla, dove d’inverno per la nebbia non ti vedi le mani e d’estate sfami le zanzare. Ma i bimbi, si sa, quando s’innamorano, non guardano in faccia nulla.
 
Il mese scorso, accompagnandolo a un torneo, ho sbagliato impianto sportivo e siamo finiti in quello che ospitava le partite dei pulcini del Milan. Girando in cerca del campo, ho visto genitori insultarsi per il  fuorigioco di un bambino di 7 anni,  allenatori-iene brutalizzare giovani terzini per una diagonale non troppo diagonale e mamme preoccupate che i loro virgulti non fossero inquadrati da Milan Channel. Poi abbiamo raggiunto il nostro campo. Lì, tirava un’altra aria. Mentre noi genitori (mamme e papà insieme) ci preparavamo per il terzo tempo, i bimbi e gli avversari giocavano e poi si stringevano le mani. Il pubblico tifava pro e non contro e i più piccoli  facevano casino.  Un bell’insegnamento. Per questo sono felice che il rugby invada Milano, perché una città migliore comincia sempre dai bambini e questo gioco “violento” è dolce per l’anima. Anche se   continuo a non capirci una mazza...
(Andrea Sparaciari )
 
L’ovale  nei parchi
Partite, ma anche prove di agilità, velocità, forza, individuali e di gruppo e il terzo tempo. È ciò che proporranno i 400 rugbisti dai 6 ai 13 anni che al parco di Trenno (21 aprile), al Centro Iseo (5 maggio) al Forlanini (19 maggio) e all’Arena (2 giugno) faranno conoscere questo sport. L’appuntamento è sempre alle 15.

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