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Siria sale la violenza Arretra il piano di pace

È una escalation di violenza «inaccettabile», come la ha definita Kofi Annan, quella che sta montando in Siria. Almeno mille i morti nell’ultima settimana,  di cui 104 solo ieri,mentre l’esercito di Assad ha cominciato a sparare sui profughi, oltre i confini dei paesi vicini, ferendo tre persone in Turchia e uccidendo un cameraman in Libano. Sancendo nei fatti l’allontamento delle prospettive di tregua: i ribelli hanno respinto come «inaccettabili» le nuove condizioni dettate dal regime, che ha annunciato il ritiro delle truppe solo in cambio di «garanzie scritte» da parte dei «gruppi armati». Un vero e proprio dietrofront rispetto agli impegni assunti dal regime con l’accettazione del piano di pace stilato dall’inviato di Lega Araba e Onu, Kofi Annan, che prevede il ritiro di soldati e carri armati entro oggi e il completo cessate il fuoco nelle 48 ore successive. Intanto sale alle stelle la tensione anche con la Turchia. Per la prima volta colpi di arma da fuoco siriani sparati contro civili in fuga hanno ucciso, già in territorio turco e vicino al campo profughi di Killis, due siriani e ne hanno feriti 21. «Se simili eventi si ripeteranno, deve essere chiaro che noi prenderemo le misure appropriate» ha riferito il ministero degli Esteri di Ankara. «Cittadini siriani che cercano rifugio dal regime siriano in Turchia sono sotto la protezione dello Stato turco», recita un comunicato diffuso dal ministero. «Il regime siriano deve metter fine alla sua campagna di violenze contro il suo popolo immediatamente e la comunità internazionale deve agire per garantire che ciò succeda». Anche un cameraman della tv libanese al-Jadeed è stato ucciso al confine settentrionale del Libano con la Siria.  (Metro)

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