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Renzo Bossi si dimette da consigliere regionale

Milano. «Mi dimetto da consigliere regionale della Lombardia». Questo l'annuncio fatto a Tgcom24 da Renzo Bossi, figlio del leader della Lega Nord, travolto dallo scandalo sull'uso personale dei soldi di partito. «Non sono indagato ma mi dimetto - ha aggiunto il "trota" - do l'esempio, sono sereno e ho fiducia nella magistratura: so cosa ho fatto e soprattutto cosa non ho fatto. Io non sono indagato - ha ripetuto - ma credo sia giusto e opportuno fare un passo indietro per il movimento». L'ultimo colpo sono state le anticipazioni del settimanale "Oggi" di un'intervista ad Alessandro Marmello, autista e bodyguard di Renzo Bossi, che tra l'altro ha dichiarato: «Non ce la faccio più, non voglio continuare a passare soldi al figlio di Umberto Bossi in questo modo: è denaro contante che ritiro dalle casse della Lega a mio nome, sotto la mia responsabilità. Lui incassa e non fa una piega, se lo mette in tasca come fosse la cosa più naturale del mondo. Adesso basta, sono una persona onesta, a questo gioco non ci voglio più stare».
Rimborsi a pie' di lista per spese personali
All'epoca Renzo Bossi non aveva cariche ufficiali. Dall'aprile 2011 Marmello è stato assunto dalla Lega, racconta, «con un contratto a tempo indeterminato emesso direttamente dalla Lega Nord Padania. E firmato dal tesoriere Belsito. Da quel momento avrei avuto disponibilità di denaro contante per le spese relative al mio servizio. Ogni volta che avevo bisogno di soldi per fare benzina, oppure pagare eventuali spese per la manutenzione dell'auto, ma anche per pagare il ristorante quando ci trovavamo, spesso, fuori Milano, potevo andare direttamente all'ufficio cassa alla sede della Lega, in via Bellerio. Firmare un  documento che non prevedeva giustificazioni particolari - continua Marmello - praticamente un foglio bianco, e ritirare ogni volta un massimo di 1.000 euro. Anche più volte al mese. Il fatto è che questo denaro mi veniva dato come corrispettivo degli scontrini e delle ricevute che presentavo. E tra queste ricevute molte mi erano state date da Renzo per coprire sue spese personali».
"Segnalavo tutto a Belsito"
«Poteva essere la farmacia, ristoranti, la benzina per la sua auto, spese varie, cose così - spiega ancora - insomma, quando avevo finito la scorta di denaro andavo in cassa, firmavo e ritiravo. Mi è capitato anche di dover fare il pieno di benzina pure per la sua auto privata. Il pieno in quei casi dovevo farlo con i soldi che prelevavo in cassa per le spese della vettura di servizio. La situazione stava diventando preoccupante e ho cominciato a chiedermi se davvero potevo usare il denaro della Lega per le spese personali di Renzo Bossi. L'ho fatto presente a Belsito, spiegandogli che avevo pensato addirittura di dimettermi. Lui non mi ha dato nessuna spiegazione chiara. Io stavo prelevando soldi che ufficialmente erano destinati alle spese per l'auto di servizio ed eventualmente per le mie esigenze di autista e invece mi trovavo a passarne una parte a lui, per fare fronte anche ai suoi bisogni personali».
"Ho cominciato ad avere paura"
«Erano spese testimoniate da scontrini che spesso non riguardavano il mio lavoro - sottolinea Marmello nell'intervista a Oggi - Non so se lui avesse diritto a quei soldi: tanti o pochi che fossero, perché dovevo ritirarli io? Ho cominciato ad avere paura di poter essere coinvolto in conti e in faccende che non mi riguardavano, addirittura di sperpero di denaro pubblico, dal momento che i soldi che prelevavo erano quelli che ritengo fossero ufficialmente destinati al partito per fare politica. Soldi pubblici. Certamente, almeno credo, non spendibili per accontentare le spese personali di Renzo Bossi».
 
(Metro)
 

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