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La riforma del lavoro punto per punto IL TESTO

Dopo un attento esame, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha autorizzato la presentazione in Parlamento della riforma del lavoro, cioè il disegno di legge «Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita».
Gli oneri  della Riforma  sono valutati in 1.719 milioni di euro per il 2013, 2.921 milioni per il 2014, per scendere poi a regime negli anni successivi poco sopra i 2 miliardi.
Risorse per la Riforma
Per finanziare la riforma, da luglio 2013 salirà di 2 euro per ogni passeggero, l’addizionale comunale sui diritti d’imbarco sugli aerei.  Stangata in arrivo inoltre per i proprietari degli immobili che non applicano la cedolare. Una delle norme poste appunto a copertura del ddl del lavoro, riduce dal 15 al 5% lo sconto forfait oggi previsto per chi dichiara con l’Irpef i redditi derivanti dalla locazione degli immobili. Di fatto l’imponibile su cui si paga l’imposta su cui si paga l’imposta aumenta di 10 punti percentuali. Un’altra parte dei fondi arriverà anche dal taglio dal 40al 27,5%  delle deduzioni per l’uso delle auto aziendali.
Il ddl in sintesi
Con la riforma  il governo dà una stretta alla flessibilità in  entrata, sia rendendo più costosi i contratti a tempo determinato sia colpendo gli abusi sulle collaborazioni a progetto, il lavoro a chiamata, le associazioni in partecipazione e le Partite Iva. Dall’altro aumenta la flessibilità in uscita, intervenendo sull’articolo 18: i licenziamenti illegittimi non saranno puniti solo con il reintegro, ma il giudice dovrà decidere tra indennizzo e reintegro. Ridotto il tetto dell’indennizzo da 15-27 a 12-24 mensilità.
Il nuovo apprendistato           
Il contratto dominante dovrà essere quello a tempo indeterminato, che inizia con l’apprendistato. Un progetto ambizioso se si pensa che oggi l’80% dei giovani è assunto con contratti a tempo determinato e che solo il 15% viene assunto con l’apprendistato. Per questo il disegno di legge del governo Monti prevede che questo tipo di contratto sia particolarmente vantaggioso per le aziende, ma potrà essere stipulato solo se precedentemente il datore di lavoro ha stabilizzato almeno il 50% degli apprendisti. Questa soglia resterà però al 30% nei primi tre anni dopo l’entrata in vigore della riforma.
Altre tipologie di contratti temporanei
Il contratto a termine viene da un lato penalizzato dall’introduzione di un’aliquota aggiuntiva dell’1,4%, a carico del datore, che andrà a finanziare la nuova indennità di disoccupazione (Aspi), dall’altra viene liberato dal causalone, cioè dall’obbligo di indicarne il motivo, almeno per il primo contratto. L’intervallo tra un contratto temporaneo e l’altro viene aumentato da 10 a 60 giorni se dura meno di 6 mesi, e da 20 a 90 giorni per quelli più lunghi.
Viene cancellato il contratto di inserimento. Sulle collaborazioni a progetto, l’aliquota contributiva previdenziale.aumenta di un punto l’anno fino a raggiungere nel 2018 il 33%. Le partite Iva che nascondono un lavoro subordinato sono sanzionate con l’obbligo di assunzione. Ma questa norma si applicherà solo un anno dopo l’entrata in vigore della legge.
Ammortizzatori
Il nuovo sistema di ammortizzatori vuole essere più universale e meno assistenziale. La nuova indennità di disoccupazione (Aspi) è destinata a sostituire a regime, dal 2017, l’indennità di mobilità e le varie indennità di disoccupazione. Ne potranno usufruire i lavoratori dipendenti, ma anche gli apprendisti e gli artisti, purché abbiano alle spalle due anni di anzianità assicurativa e 52 settimane di lavoro nell’ultimo biennio. Sarà pari al 75% dello stipendio fino a un massimo di 1.150 euro e al 25% oltre questa soglia, per un tetto massimo di 1.119 euro lordi al mese. Il datore di lavoro, all’atto del licenziamento, dovrà versare all’Inps mezza mensilità  ogni 12 mensilità di anzianità aziendale negli ultimi tre anni.
Cassa integrazione
Dal 2014 sarà stralciata la causale della Cigs per cessazione di attività, perché  non è valida alla fine della conservazione del posto di lavoro. La Cigs viene estesa a regime per le imprese del commercio tra i 50 e i 200 dipendenti, le agenzie di viaggio sopra i 50 e le imprese di vigilanza sopra i 15. Per le aziende non coperte dalla cigs arriva un fondo di solidarietà. LA contribuzione dovrà essere a carico del datore (2/3) e del lavoratore (1/3).
Contrasto alle dimissioni in bianco
Le dimissioni presentate dalle lavoratrici o dai lavoratori durante i primi tre anni di vita del figlio, devono essere convalidate dal ministero del Lavoro.Viene poi introdotto il congedo di paternità di 3 giorni da utilizzare entro i primi cinque mesi di vita del figlio.
Articolo 18
Per i licenziamenti discriminatori non cambia niente: sono sempre nulli e prevedono il reintegro. Sui licenziamenti disciplinari, rispetto alla precedente versione del ddl Fornero, cambia l’entità dell’indennizzo, sceso da 15-27 a 12-24 mensilità.  Inoltre il reintegro sarà valido solo quando il fatto non sussiste o se il fatto rientra  tra le condotte previste dai contratti collettivi. Negli altri casi ci sarà solo l’indennizzo.
Licenziamenti economici
Nella normativa vigente l’articolo 18 prevede sempre il reintegro, qualora sia dimostrata l’insussistenza del motivo economico. Nel disegno di legge, invece , viene mantenuta la possibilità del reintegro (ma non l’obbligo), ma solo nel caso in cui il giudici verifiche la manifesta insussistenza  del fatto posto a base del licenziamento. Negli altri casi è previsto solo l’indennizzo tra 12 e 24 mensilità. Se il motivo economico esiste senza dubbio, il lavoratore resta licenziato senza reintegro né indennizzo.
La procedura di conciliazione
Per limitare comunque  la giurisdizione del giudice, la riforma prevede che questi non possa entrare nel merito delle valutazioni tecniche, organizzative e produttive del datore di lavoro che licenzia. La riforma aggiunge che se il giudice lo fa, la sua sentenza può essere impugnata. Ma le speranze del governo di ridurre le vertenze e il livello di contenzioso è riposta nella nuova procedura di conciliazione, che diventa obbligatoria per i licenziamenti economici. La direzione territoriale del Lavoro convoca le parti entro 7 giorni dal licenziamento. Entro 20 giorni si cercherà una soluzione consensuale. Se il tentativo fallisce, il lavoratore può ricorrere in giudizio. L’onere della prova ce non si tratti di licenziamento discriminatorio spetta al datore di lavoro.
 Tre deleghe
La riforma comprende anche tre deleghe: tirocini formativi, politiche attive per i servizi del lavoro, apprendimento permanente.
 
(Metro)
 
 

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