Spettacoli

Subsonica un live per i felici esuli italiani di Parigi

Parigi è stato il mio primo viaggio all'estero. Avevo 16 anni, ero in gita scolastica e ho passato tre giorni a bocca aperta e i successivi anni sognando di ritornarci. Cosa che successivamente avrei fatto diverse volte. Ma mai per un concerto. Sentivo che prima o poi sarebbe successo, senza osare realmente sperarci.  Il complesso di locali la "Bellevilleoise", è a Belleville : quartiere multietnico ben raccontato, tra gli altri, da Daniel Pennac nella saga dei Malaussene. Non ci ero mai stato. Quindi appena atterrati da Londra, catapultati in hotel per posare i bagagli, mi ci sono subito immerso per non sprecare nulla dell'ora di tempo a disposizione  prima del sound check. Avevo il vantaggio di una destinazione precisa: la galleria d'arte italiana dove in questi giorni sono esposte le bellissime opere in cera di Francesco Sena, amico e artista torinese. Gli odori, le tinte e i saliscendi li ho trovati esattamente come  li aspettavo, pur immaginando tutto più piccolo e concentrato. C'é una bella energia in quelle strade piene di vita, nei locali, nei piccoli ristoranti che vi si affacciano e per la prima volta non ho avvertito la sensazione estraniante da luogo "vetrina", che guasta un po' il piacere di Parigi.
 Il locale del concerto è un luogo ben equilibrato tra il  crudo architettonico con cemento e pilastri a vista e le rifiniture dal tocco elegantemente francese. C'è aria di grande evento, il club è sold out e sono molte le persone in cerca  di un biglietto last minute. Una signora francese mi riconosce, dice di averci visto in piazza a Torino e di avere comprato tutti gli album, in un italiano stentato mi fa capire di essere davvero delusa di non potere entrare. In un francese che grida vendetta le faccio capire, che la metterò io nella lista accrediti. Stasera ci saranno molti giornalisti. Anche una traduttrice italiana dei libri di Fred Vargas, e molti ragazzi italiani. Con alcuni mi fermerò a parlare dopo il concerto. Hanno tante storie differenti da raccontare, ma un fondo costante: non tornerebbero in Italia tanto volentieri. In Francia hanno trovato lavoro, lavorando anche duro con tanto di straordinari nei mestieri più  disparati. Ma non devono subire l'umiliazione di dover ringraziare qualcuno per il quello che fanno. Il concerto nel locale straripante è caldissimo, il pubblico davvero  infuocato. E io a forza di picchiare le corde, riuscirò a farmi sanguinare le dita.  Finiremo la serata in piano stile Belleville, in un localino africano scovato da Samuel, jammando con strani  musicisti e strani strumenti in mano, fino a quando Ninja, il batterista un po' avanti con i drink, molestando eccessivamente un tamburo non indurrà i gentili ragazzi del club a pregarci di smettere. Per timore del vicinato. La strada verso l'hotel la respiro assaporando passo dopo passo quello che resta di una notte che già sento indimenticabile.   Max Casacci

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