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Il sistema del calcio italiano produce soltanto debiti

Debiti in aumento, ricavi in calo e spettatori in fuga dagli stadi. Il rapporto "ReportCalcio2012" - presentato questa mattina a Roma a Palazzo Altieri, sede dell'Associazione bancaria italiana (Abi) - fornisce una fotografia impietosa del calcio italiano. I dati relativi alla stagione 2010-11 sono stati elaborati dal Centro Studi, Sviluppo e Iniziative speciali della Federcalcio (con la collaborazione dell'Agenzia di Ricerche e Legislazione e PricewaterhouseCoopers): la perdita netta del calcio professionistico italiano cresce del 23,2 per cento, passando da 347 a 428 milioni di euro; su 107 club professionistici esaminati (dalla serie A alla Seconda Divisione della Lega Pro), soltanto 19 hanno riportato un utile; l'indebitamento complessivo della serie A ammonta a 2,66 miliardi di euro, in aumento del 14 per cento rispetto alla stagione precedente; i ricavi medi delle societa' della massima serie, infine, si attestano a quota 101.56 milioni di euro, meno 3,3 per cento rispetto alla stagione precedente. Numeri commentati con duro realismo dal ministro per gli Affari Regionali, il Turismo e lo Sport Piero Gnudi, intervenuto alla presentazione del rapporto insieme al presidente del Coni Giovanni Petrucci, al numero uno della Federcalcio Giancarlo Abete e al vicepresidente Demetrio Albertini, al presidente della Juventus Andrea Agnelli e all'amministratore delegato Giuseppe Marotta, al'ad dell'Inter Ernesto Paolillo, al segretario generale dell'Arel Enrico Letta e a Emanuele Grasso in rappresentanza di PricewaterhouseCoopers.  "Il calcio e' una realta' importante per l'Italia - ha dichiarato Gnudi - ma i bilanci dei club sono preoccupanti: se operassero in altri ambiti, le societa' calcistiche sarebbero prossime al fallimento". Secondo Gnudi, la situazione e' da allarme rosso: "Tante volte - ha aggiunto il ministro per lo Sport - si e' parlato di un mondo vicino al fallimento e poi non e' successo nulla. Oggi pero' la situazione e' diversa: viviamo in un periodo difficile, la crisi economica sara' abbastanza lunga e trovare mecenati disposti a mettere soldi nel calcio e' difficile. Rischiamo di non trovare societa' in grado di iscriversi ai campionati, sempre che vengano rispettati i parametri imposti dalla Covisoc". Ma i dati negativi non finiscono qui. Dopo aver ricordato i numeri dell'apporto complessivo del calcio al fisco nel 2009 (un miliardo in totale, l'85 per cento derivante dal contributo fiscale e previdenziale delle societa' professionistiche, il resto dal gettito garantito dalle scommesse), il rapporto si concentra sul problema stadi: nella stagione 2010-11 il numero complessivo degli spettatori delle partite di serie A, serie B e Lega Pro ha registrato un calo del 4,4 per cento rispetto all'anno precedente (13 milioni e 375 mila persone in meno allo stadio); nella massima serie l'affluenza media negli impianti ha subito una diminuzione del 2,4 per cento, passando da 24.126 a 23.541 spettatori (in Europa siamo al quarto posto, dietro Germania, Inghilterra e Spagna); anche i ricavi da stadio sono in deciso calo (meno 22.4 milioni di euro, l'8,2 per cento) e rappresentano appena il 10 per cento degli introiti totali dei club professionistici, mentre i diritti televisivi incidono per il 47,8 per cento (addirittura il 55,6 per cento in serie A) sui bilanci societari. "La leggesugli stadi e' importante - ha osservato il presidente del Coni Petrucci - bisogna accelerarne l'approvazione. Ma anche le societa' devono muoversi: ad eccezione della Juventus, oggi vedo solo tanti splendidi progetti. Se si potesse giocare nei plastici sarebbe fantastico, meglio del campo del Barcellona o del Real Madrid". D'accordo con Petrucci anche il presidente della Federcalcio Abete:"La legge sugli stadi e' ferma nonostante l'impegno del ministro Gnudi. Speriamo ci sia attenzione da parte delle istituzioni, anche perche' l'Uefa ha riaperto le dichiarazioni d'interesse per l'Europeo del 2020: alle condizioni attuali non possiamo neppure giocare la partita". Al riguardo il ministro Gnudi ha assicurato l'impegno del governo, ma ha anche lanciato un monito: "Bisogna riportare la gente allo stadio - ha osservato Gnudi - e al riguardo l'approvazione della legge potrebbe innescare un circolo virtuoso incoraggiando gli investimenti privati (800 milioni di euro secondo i calcoli riportati dal ministro, ndr). Di sicuro, pero', bisogna superare questa difficile congiuntura economica e la forte crisi che ha colpito anche il settore dell'edilizia". (Agi)

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