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La follia di Orlando io la conosco bene

Teatro. Da martedì a domenica alla Sala Shakespeare dell'Elfo Puccini, sarà in scena “Furioso Orlando. Ballata in ariostesche rime per un cavalier narrante”, che il regista Marco Baliani ha liberamente  tratto dal capolavoro dell'Ariosto. Protagonista, un inedito Stefano Accorsi.Già dal titolo si intuisce che si tratta di un Orlando al contrario...Il titolo è stato invertito perché lo spettacolo ha al centro l'uomo e le sue passioni. Baliani infatti pur rispettando la storia e lo spirito del poema ha riscritto alcuni versi.
Dover recitare in versi è una limitazione?È stato qualcosa che all'inizio sembrava facile, poi è subentrato il terrore ma alla fine mi sono divertito. Il verso è insito nel nostro dna e riesce a far emergere il potenziale della nostra lingua. Il pubblico esce da teatro e ha voglia di rileggere Ariosto.
Ha lavorato molto anche sulla fisicità?In scena sono un narratore, un attore di giro, ma poi divento anche personaggio. All'inizio reggere un'ora e 25 minuti di seguito, senza intervallo, mi spossava perché lo spettacolo è molto intenso fisicamente ma poi mi sono abituato.
Può esistere oggi un “Furioso Orlando”?Chiunque anche oggi capisce il dramma di Orlando perché è una cosa che vive in tutti gli esseri umani. Nella vita reale si può impazzire per una passione, un sentimento, una gioia o un dolore. L'uomo è vivo.
Lei è mai “impazzito” nella vita reale?Certamente.
Per cosa?L'ho fatto per dolore ma anche per amore o per gioia. Diciamo pure che ho percorso tutta la gamma completa.
(Patrizia Pertuso)

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