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Ventimila sardi in piazza per il lavoro e il futuro

È toccato alle donne sarde aprire ieri mattina il corteo organizzato in occasione dello sciopero generale regionale per rivendicare lavoro e qualche certezza per il futuro. E l’hanno fatto tenendo forte con le mani un lunghissimo striscione con la scritta “Rossella libera”, per sollecitare ancora una volta la liberazione della cooperante di Samugheo. Poi, dietro di loro, ancora una volta per le strade di Cagliari ha sfilato la disperazione.
Erano in ventimila, da via Roma fino a piazza del Carmine, dove si sono tenuti i comizi conclusivi dei segretari sardi di Cgil Costa, Cisl Medde e Uil Ticca, seguiti da quello del fischiatissimo leader nazionale della Cisl, Angeletti.
Una protesta che ha fatto registrare qualche momento di tensione a fine mattinata, quando gli operai dell’Alcoa con i loro caschetti da lavoro in mano si sono lanciati contro le vetrate del palazzo del Consiglio regionale. Non solo: dopo aver bloccato una trentina di mezzi pubblici, hanno improvvisato un blitz nel palazzo dell’Enel, per cercare di strappare garanzie sull’abbassamento dei costi dell’energia per Alcoa, in modo che i costi della produzione siano davvero competitivi.
A quel punto, via Roma per sicurezza è stata chiusa al traffico per essere riaperta alle 14.45, quando il corteo - alla cui testa c’erano il sindaco di Cagliari Massimo Zedda e i consiglieri regionali di centrosinistra - si è sciolto, dopo aver urlato slogan come "Lotta dura senza paura" e "Lavoro, sviluppo e occupazione", mentre risuonavano fischietti e venivano scoppiati petardi.
(Sara Panarelli)

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