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La Francia scheda 60 milioni di cittadini

Alla fine la proposta di legge è passata. In Francia le nuove carte d’identità elettroniche schederanno, di fatto, tra i 45 e i 60 milioni di cittadini. Il nuovo documento sarà dotato di un microchip che conterrà i dati anagrafici del suo proprietario, altezza, colore di occhi e capelli, ma soprattutto le sue impronte digitali. Tutti questi dati saranno raccolti in uno “schedario delle persone oneste”, per differenziarlo idealmente dalle banche dati della polizia.
Il provvedimento sulla nuova carta d’identità in una prima fase prevedeva il libero accesso delle forze dell’ordine alla banca dati sui cittadini. Poi è prevalsa la linea morbida: la polizia potrà controllare questi dati dietro autorizzazione del giudice, per prevenire reati legati ai furti d’identità o per identificare cadaveri. Ma i dubbi sul rispetto per la privacy restano molto forti: in effetti le frodi legate a falsi documenti in Francia sono state solo 13 mila nel 2010; quelle direttamente collegate a carte d’identità contraffatte sono state appena 651.
Il sospetto, avanzato dal giornalista francese Jean Marc Menach sul suo blog ospitato dal sito di Le Monde, è che la legge abbia favorito la lobby delle aziende specializzate nell’archiviazione elettronica di dati sensibili. E forse il fatto che la commissione di 31 esperti ascoltata dal Senato francese per la nuova carta fosse composta da 14 rappresentanti della ditta che si è aggiudicata l’appalto non è un caso.
In Francia c’è già un precedente che riguarda l’invasione della privacy. È la Fnaeg, la banca dati dei profili genetici. All’inizio doveva solo conservare il dna di persone condannate o indagate per reati sessuali. Poi, di legge in legge, lo spettro degli illeciti si è ampliato a dismisura. Oggi lo Fnaeg conserva i dati di circa due milioni di persone, e solo il 30% di queste è stato effettivamente condannato per qualche reato.(Paolo Chiriatti)

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