Spettacoli

Colazione da Tiffany per Francesca Inaudi e Lorenzo Lavia

Roma– Il titolo ha compiuto cinquant’anni dalla sua prima proiezione ed è uno dei classici della filmografia made in Usa che continua a far sognare. La protagonista? E’ un’icona di stile a livello planetario. Se dico “Colazione da Tiffany” la mente va subito a lei, Audrey Hepburn e alla celebre pellicola di Blake Edwards del 1961. Quando metterete piede al Teatro Eliseo per vedere “Colazione da Tiffany” diretta Piero Maccarinelli  (il debutto è stasera ore 20.45), dimenticate il film, questa è tutta un’altra storia. Sì, perché in scena, Francesca Inaudi e Lorenzo Lavia saranno alle prese con la pièce (in replica fino al 1 aprile) adattata da Samuel Adamson e tratta dal romanzo di Truman Capote. Perché ha detto sì a questo ruolo? L.L. C’erano le condizioni per accettare e per interpretare un personaggio più contemporaneo, diverso da quelli che faccio di solito. F.I. Da molti anni volevo tornare a teatro. Ho detto no a molte proposte e questo progetto mi è sembrato quello giusto. Lei ha visto il film? L.L. L’ho visto molte volte, mi piace tanto. Ma il nostro allestimento è aderente al romanzo di Capote e non al film. Il romanzo è la biografia di Truman Capote che era omosessuale e quindi è molto facile immaginare che non può essere il film, il fondamento della storia cambia completamente. F.I. Non l’ho visto per una casualità e una volta avuto il ruolo ho scelto di non vederlo perché odio i confronti, i modelli, soprattutto quando è così forti nell’immaginario collettivo. Odio l’idea di rapportarsi a qualcuno, penso che ogni attrice sia unica.   Ci racconti il suo personaggio, chi è lei in scena? L.L. William è un ragazzo timido e un po’ goffo, che viene dall’Alabama e si trasferisce a New York col  sogno di diventare scrittore. Qui viene travolto da Holly che, come un fulmine a ciel sereno nella sua vita, gli fa scoprire la sua identità sessuale e sociale. F.I. Holly è un personaggio complesso, la sua grande forza è che non è codificabile, questa è la sua natura. Il suo fascino sta proprio nel suo essere indefinibile.   Cosa le piace del personaggio di Holly? L.L. Se la contestualizziamo negli anni 40, Holly rappresenta la donna, l’indipendenza, è la presa di coscienza, l’emancipazione. E’ la modernità. F. I. Mi piace il non avere la certezza di averla afferrata. Credo sia questo il motivo per il quale tutti si innamorano di lei. Qual è la cifra stilistica della regia di Piero Maccarinelli? L.L. Il regista è il valore assoluto dello spettacolo, dà la linea alla storia. Lui riesce ci ha spiegato come rendere taglienti certe parti dell’allestimento e come portare in scena il testo con leggerezza. F.I. Piero ha dato una grande eleganza, credo sia difficile fare una commedia che non scada nel cliché. E’ una pièce che cerca il sorriso con delicatezza ed eleganza.   L’ultimo spettacolo teatrale che l’ ha entusiasmata. L.L. “Alice nel paese delle meraviglie” con la regia di Matteo Tarasco con Romina Mondello. F. I. Vado poco a teatro ed è difficile che mi entusiasmi. E’ più difficile vedere un bello spettacolo a teatro che al cinema. Dopo “Colazione da Tiffany” che progetti ha? L.L. Sempre teatro per me, è quello che faccio anche se ogni tanto faccio incursioni nel cinema e in serie tv. F.I. Spero di riposarmi un po’. In primavera esce il film per la tv “Il segreto del web” regia di Marco Pontecorvo. (Barbara Nevosi)

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