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No ai detenuti pericolosi in Sardegna L Isola si mobilita barricate dalla Pro

Mai più una nuova Asinara: la Sardegna ha già dato. E non intende subire un altro torto, mettendo a rischio la sicurezza del proprio territorio. La presidente della Provincia di Sassari Alessandra Giudici lo dice chiaro e tondo in una lettera indirizzata al premier Monti, al ministro della Giustizia Severino, al governatore Cappellacci, ai parlamentari e ai consiglieri regionali sardi, dopo aver verificato la fondatezza delle voci sull’arrivo di duemila detenuti in regime di 41 bis nell’Isola. Voci rese note dal deputato del Pdl Mauro Pili, smentite dal Pd ma riportate in primissimo piano dalla lettera della Giudici che rilancia l’allarme. E dice un secco “no” all’istituzione di un braccio per detenuti in regime di carcere duro, quindi detenuti molto pericolosi, nel nuovo carcere di Sassari. Lo stesso rischio che, aveva sottolineato Pili, si corre a Cagliari e in diverse altre carceri dell’Isola. Con l’aggravante della beffa da mettere in conto, dopo il danno: è vero che 2.160 detenuti in 41 bis verrebbero trasferiti in Sardegna, ma non ci sarebbe alcun rafforzamento del personale. Quindi, tutti gli agenti penitenziari in servizio nella Penisola ansiosi di tornare a casa, resterebbero invece dove sono. Nella sua lettera la Giudici sottolinea di aver avuto «conferme ufficiali» a quelle voci, e chiede con che il progetto si blocchi, perché avrebbe gravi conseguenze sociali in una zona già provata, appunto, dall’esperienza dell’Asinara e perché - aspetto da non sottovalutare - è una decisione assolutamente “unilaterale”.

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