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Canone Rai per i pc E rivolta sul web

Roma. Ieri l’hashtag “#raimerda” ha svettato per tutta la giornata tra gli argomenti di tendenza su Twitter. Motivo di tanto successo, la rivolta contro i 5 milioni di lettere spedite dalla Rai per chiedere il pagamento del “canone speciale” (con introito stimato in un miliardo) ad altrettanti imprenditori e professionisti che possiedono «computer collegati in rete (digital signage e similari)». Ovvero: pc, tablet e smartphone. Apparecchi che - secondo l’estensiva interpretazione Rai del Regio decreto del 1938 - sono «atti o adattabili alla ricezione».Cos’è oggi un televisore?Peccato che solo qualche anno fa, a precisa domanda delle associazioni dei consumatori su quali apparati dovessero pagare il canone, l’Agenzia delle Entrate (con la risoluzione 102 del 19 marzo 2008) abbia alzato le mani: «L’individuazione spetta al ministero delle Comunicazioni». Che non lo ha fatto. Su quali presupposti, allora, la Rai ha lanciato il suo blitz? Lo spunto è l’articolo 17 del decreto legge “Salva Italia” (6 dicembre 2011, n.201) varato dal governo Monti, secondo il quale nella prossima dichiarazione dei redditi imprese e società dovranno indicare il numero di abbonamento speciale e la categoria di appartenenza.Nella categoria E della Rai (canone annuo 200,91 euro), oltre alle piccole strutture ricettive, rientrano: circoli, associazioni, sedi di partiti politici, istituti religiosi, studi professionali, botteghe, negozi e assimilati, mense aziendali e scuole non esenti. In assenza di lumi da parte del ministero delle Comunicazioni, però, il riferimento può essere solo al possesso di veri e propri televisori: la Rai, infatti, non può certo estendere con decisione autonoma il canone ad astrusi apparati “digital signage”. Intanto la sola idea che la tassa più odiata dagli italiani (come canone casalingo) possa essere estesa ha scatenato la rivolta.
Quel lontanissimo Regio decreto del 1938L’obbligo del canone ha origine dall’articolo 1 del Regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n.246, che così recita: «Chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento. La presenza di un impianto aereo atto alla captazione o trasmissione di onde elettriche o di un dispositivo idoneo a sostituire l’impianto aereo, ovvero di linee interne per il funzionamento di apparecchi radiotelegrafici, fa presumere la detenzione o l’utenza di un apparecchio radio-ricevente».Il “canone speciale” per le utenze non domestiche è stato introdotto dal Decreto legislativo luogotenenziale 21 dicembre 1944, n.458: «Qualora le radioaudizioni siano effettuate in esercizi pubblici o in locali aperti al pubblico o comunque al di fuori dell’ambito familiare, o gli apparecchi radioriceventi siano impiegati a scopo di lucro diretto o indiretto, l’utente dovrà stipulare uno speciale abbonamento».
Gli artigiani: “Non pagheremo questo vergognoso balzello”
«La mia attività professionale è quella di gommista. In officina ho due computer con i quali ci facciamo la convergenza: adesso solo perché sono collegati ad internet ci devo pagare il canone Rai?». Contro quella che è stata definita “tassa sulla modernità” tuona Erino Colombi, presidente della Cna di Roma.State raccogliendo tutte le lettere inviate dalla Rai ai vostri associati, come intendete agire?Per ora invitiamo a non pagare se non si hanno televisori tradizionali. Chiediamo al governo di fare chiarezza e di escludere da qualsiasi canone quelli che per le piccole imprese sono strumenti di lavoro indispensabili.Avete calcolato che solo a Roma e provincia il “balzello” Rai peserebbe per circa 78 milioni?Esatto e non si può chiedere alle imprese da una parte di innovarsi, con obbligo di informatizzazione, e dall’altra poi colpirle tassando anche i computer in un momento di grave crisi. Hanno davvero sbagliato bersaglio. (Lorenzo Grassi)

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